All’ultimo consiglio comunale di questa consiliatura non c’è stata, da parte mia, nessuna imboscata. La tardiva approvazione del rendiconto 2018 era stata portata all’attenzione dal M5S di Marsciano che, dall’11 aprile scorso, aveva chiesto l’intervento del prefetto di Perugia, con la richiesta formale dell’invio al comune inadempiente della rituale diffida (art. 141 co.2 TUEL). Ci sono stati vari solleciti e, come sempre, dalla Prefettura un silenzio tombale.
Il 18 maggio, 8 consiglieri – 5 dell’opposizione – non si sono presentati alla riunione del consiglio comunale per l’approvazione del bilancio consuntivo.

Non mi risulta che ci sia stata – di giorno o nottetempo – una concertazione per decidere, tutti insieme i consiglieri della minoranza e qualcun altro, di disertare l’assemblea. Almeno a me non è stato chiesto o detto nulla e, quindi, credo che i consiglieri assenti abbiano deciso autonomamente di non partecipare all’ultima riunione del consiglio. Per precisione devo dire che, fin dalle 9 del mattino, mi ero recata in comune, per vedere chi avrebbe partecipato e, solo dopo aver constatato la situazione, decidere cosa fare. Mi è stato anche detto che prima delle ore 10 non se ne sarebbe fatto nulla e, proprio pochi minuti prima il sindaco, portatosi in sala giunta aveva chiesto a me ed al consigliere Capoccia che intenzioni avevamo. Quindi, poco prima delle dieci, erano presenti solo 7 consiglieri della maggioranza e, causa la stessa assenza di alcuni di loro, non c’era il quorum strutturale necessario alla validità della convocazione assembleare.

Ho avuto anche la premura di dire al consigliere Capoccia che non era il caso di partecipare per sanare, noi due, la mancata presenza dei consiglieri assenti della maggioranza ed ho abbandonato la casa municipale. Ho saputo dopo che il consiglio era andato “in onda” con l’arrivo, all’ultimo momento, del consigliere Santarelli e l’adesione convinta di Capoccia.
Tutto qui: nessuna dietrologia od agguato di sorta.

Ed infatti, nei cinque anni passati, con molta coerenza, non ho mai approvato un solo bilancio, preventivo o consuntivo, una variazione od una ratifica di giunta, che siano stati. Non credo quindi che mi si possa annoverare nel numero dei consiglieri pentiti, cangianti casacca o solo approfittatori di nuove situazioni. Non ho agito come l’asino che – nella favola di Fedro – si prese la rivincita di sparare calci in faccia al leone morente.
Non ho partecipato a questa ultima riunione, come per altre, e cioè le volte che l’amministrazione non ha preso in considerazione seria le richieste di accesso agli atti negandomi, di fatto, la possibilità di essere compiutamente informata delle questioni portate in approvazione, prima nelle commissioni e poi nelle assemblee consiliari.

Ovviamente ho espresso sempre la mia contrarietà per le continue negazioni, (documentali ed informative), o talvolta parziali o tardive, ed il mio dissenso è stato messo nero su bianco, per iscritto, inviando le comunicazioni non solo al comune ma anche agli enti preposti al controllo: al presidente dell’organo di revisione, al nucleo di valutazione, ai dipartimenti ministeriali competenti fino alla Corte dei Conti. Per cercare e difendere una trasparenza che mi era dovuta (ma soprattutto ai cittadini che rappresentavo) e che, invece, troppo spesso mi è stata negata.

Alcune volte, soprattutto nei primi anni, ho espresso il mio disappunto su questo modo di procedere dell’amministrazione, nelle commissioni e nei consigli comunali, dove ho presentato specifiche mozioni d’ordine, questioni pregiudiziali e quant’altro ma sono stata irrisa da alcuni consiglieri e le mie iniziative sulla trasparenza sono state considerate inutili bizantinismi: roba da sesso degli angeli. Nel tempo, ho dovuto diversificare, cambiare metodo. Non sempre è andata bene ma quelle volte che sono riuscita a portare questioni importanti, davanti al TAR, all’ANAC ed altri Enti di più alto livello del comune, questi hanno dovuto riconoscere la fondatezza delle mie rimostranze e, quindi, sono convinta che il mio non è stato tutto tempo sprecato.

Anche perché, dice un vecchio proverbio “il tempo è galantuomo”. E chi, tra i candidati consiglieri e sindaci, uscirà vincente dalla competizione elettorale in corso avrà modo di vedere e rendersi conto. Chi vivrà, dunque, vedrà e tutto saprà.

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