La campagna elettorale in corso sta riportando a galla un argomento che solo pochi giorni fa sembrava accantonato per qualche tempo, visto che a destra e sinistra non molti erano convinti che la soluzione degli inceneritori fosse la più moderna e sicura, anche se gli ecologisti si trovavano sulla stessa posizione della confindustria che gli inceneritori non li vuole solo per poter mandare i rifiuti nei forni dei cementifici.
E nel dibattito si estremizzano le posizioni con Maurizio Ronconi, candidato sindaco Udc alla presidenza della Provincia di Perugia che accusa «La sinistra radicale vuole trasformare l’Umbria in un immondezzaio a cielo aperto. La maggioranza di sinistra della regione non dice una parola di chiarezza sul nuovo piano di smaltimento dei rifiuti mentre ormai la questione è vera e propria emergenza. Si continua nel balletto dei veti ed a trastullarsi su nuove ed eventuali ma ancora sconosciute tecnologie di incenerimento mentre i rifiuti invadono tutti i siti di stoccaggio»:
Ciò perché il Prc dell’Umbria aveva espresso«una condivisione di massima sulle linee guida del nuovo piano regionale dei rifiuti, ma cerca di indicare ulteriori correttivi nella fase della raccolta differenziata e scelte coraggiose nella chiusura del ciclo, con l’obiettivo di evitare strane derive che, un giorno sì e un giorno no, ci capita di leggere sulla stampa locale».
Il segretario regionale di Rifondazione, Stefano Vinti, aveva definito «centrale, dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista politico, il problema della chiusura del ciclo che, una volta attuata la raccolta differenziata, riguarda una piccola frazione dei rifiuti solidi urbani, ma che nel sistema dell’autonomia regionale pone problematiche differenti e più complesse. Infatti, va considerato lo smaltimento di tutta la parte di rifiuti speciali, di rifiuti tossici, di rifiuti nocivi, di rifiuti pericolosi che raggiungono anche nella nostra regione quantitativi considerevoli.
In questa parte del piano dei rifiuti è stata ampiamente soddisfatta, almeno a parole, la nostra richiesta di prevedere una separazione tra chi gestisce la raccolta differenziata e chi la parte indifferenziata indicata a smaltirla ». «Rimarcando la nostra avversione per impianti come gli inceneritori, ipocritamente definiti ‘termovalorizzatorì, strutture sorpassate dal tempo e dalla tecnologia, Rifondazione ha proposto e continua a chiedere una scelta di chiusura del ciclo che sia la più avanzata dal punto di vista tecnologico e, in particolare, sia garante dell’ambiente e della salute dei cittadini». La proposta di Rifondazione «è un insieme di piccoli impianti a misura di comunità e gestito dalle comunità stesse in varie forme di imprese, quelle possibili».
Anche il Pdci era su una linea analoga «Voglio ricordare che il piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti che abbiamo approvato in consiglio regionale dieci giorni fa non parla mai di termovalorizzatore»: lo afferma il capogruppo Pdci in Regione, Roberto Carpinelli, ricordando che il suo partito è a favore della chiusura del ciclo «mediante tecnologie avanzate che sono tuttora da definire». «Il balletto quotidiano che si legge sulla stampa circa la costruzione imminente di un termovalorizzatore a Perugia è dunque, per quanto ci riguarda, destituita di ogni fondamento», ribadisce Carpinelli, secondo il quale, invece, «nessuno ha deciso di fare il termovalorizzatore e tantomeno si è deciso di farlo a Perugia». Da qui il suo invito all’assessore Lamberto Bottini «a smentire tali voci ed illazioni, che rischiano di creare confusione». «Nell’approvare il piano dei rifiuti – ricorda ancora Carpinelli – è passato a maggioranza un emendamento, che porta anche la mia firma, che impegna la giunta a individuare due soggetti distinti, che si occupino l’uno di raccolta differenziata, l’altro di smaltimento».
Anche il Circolo Tematico Regionale Ambiente Energia e Territorio dell’Italia dei Valori – Umbria aveva ribadito il concetto che "non si tratta di rifiuti da sotterrare o da incenerire, ma di materiali che possono essere recuperati fino a percentuali del 97% e fornire materia prima secondaria alle aziende con un ritorno economico sia per chi conferisce sia per chi gestisce gli impianti di riciclaggio.
E’ necessario arrivare alla conclusione che non è utile né economico incenerire. Una politica dei rifiuti basata sulla cultura della riduzione, del riciclo dei materiali e del riuso sarebbe una via migliorativa sia per l’ambiente che per il portafoglio dei cittadini.
Esistono esempi pratici di impianti già esistenti in cui vengono riciclati e rivenduti i materiali e dove il rifiuto secco serve per produrre granulato di plastica, senza emettere sostanze nocive per l’ambiente, che può essere utilizzato nell’edilizia come prodotto di qualità certificata ed idoneo nelle costruzioni antisismiche.
Un impianto di riciclo ha un costo di circa 5 milioni di euro e dà lavoro a 35 persone. In linea di massima in Umbria sarebbero sufficienti 5/6 impianti per un investimento totale di 25/30 milioni di euro non a carico delle Amministrazioni locali e quindi dei cittadini.
Crediamo sia un dovere della politica valutare questa alternativa.
Per questo l’Italia dei Valori ha richiesto all’Assessore Regionale Lamberto Bottini un incontro urgente, anche alla presenza del Dirigente di settore Ing. Maurizio Grandolini, per illustrare la sua proposta.










