Le indagini oscillano  tra un tentato omicidio-suicidio della madre ed un commovente atto di dedizione della figlia decenne, che vuole seguire la madre anche nella morte

spoleto

Per alcuni sarebbe stato un drammatico tentativo di omicidio-suicidio, della donna di quarant’anni ora ricoverata nell’ospedale di Spoleto insieme alla sua bambina.
Avrebbe imbottito la figlia di appena dieci anni di psicofarmaci, prima di ingerirne anch’ella una dose abbondante, ma  il tempestivo intervento dei soccorsi sarebbe valso a salvare madre e figlia dalla morte.
La donna, secondo quanto emerso, era da tempo caduta in uno stato di profonda depressione, dovuta a quanto pare ai numerosi interventi di chirurgia estetica cui si era sottoposta e che avevano mutato in modo significativo la sua immagine e l’avevano stravolta psicologicamente.
Un cambiamento che l’aveva fatta piombare nel buio della depressione. E la bimba, come raccontato da alcuni conoscenti «soprattutto negli ultimi tempi le era molto vicina».
Ma  una frase sfuggita alla bimba durante le fasi concitate del ricovero: «Non volevo che la mamma partisse da sola per quel lungo viaggio» potrebbe disegnare uno scenario molto diverso: un amore filiale estremo.
Sta di fatto che sono una cinquantina le pastiglie di pscicofarmaci mancanti nelle scatole trovate in casa, anche se non è stato ancora accertato quante di queste siano state ingerite dalla madre e quante dalla figlia.
La bimba ha avuto una intossicazione ha rasentato l’avvelenamento, mentre le conseguenze per la mamma sono state molto più lievi.

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