Secondo una ricerca dell’ufficio economico di Confesercenti Umbria, su 64 studi di settore degli ultimi tre anni d’imposta (2005, 2006 e 2007) di oltre 500 imprese ogni anno di commercio, turismo e servizi, si allargherebbe in modo preoccupante la forbice tra l’andamento economico reale delle imprese e la fotografia virtuale che scatta annualmente il fisco.
Secondo la ricerca, due parametri indicano che l’applicazione degli indicatori di normalità economica hanno inciso in modo negativo nel rapporto tra fisco e impresa: la congruità, vale a dire l’aderenza spontanea ai valori indicati dal fisco, e gli adeguamenti, cioè la capacità delle imprese di rientrare nei parametri definiti dagli studi di settore.
Rispetto alla congruità, nel 2005, prima dell’introduzione degli indicatori di normalità, le aziende congrue erano il 79 per cento, nel 2006 sono scese al 57 per cento e al 56 per cento nel 2007, con un «calo drastico della capacità da parte delle imprese a rientrare spontaneamente».
A livello regionale tra il 2005 e il 2006 la diminuzione è stata particolarmente significativa arrivando al 22 per cento ed al 23 per cento tra il 2005 e il 2007.
L’aumento della distanza tra il reale andamento dell’impresa e quanto richiesto dal fisco – continua Confesercenti dell’Umbria – sarebbe ulteriormente suffragato dall’analisi dei dati sugli adeguamenti. Fra le ditte che non sono riuscite naturalmente a rientrare nei parametri degli studi di settore, si assiste ad un calo rilevante anche di quelle che, comunque, non sono state in grado di adeguarsi.
Nel 2005 tra le imprese non congrue il 64 per cento era riuscito ad adeguarsi, percentuale che l’anno dopo si è quasi dimezzata arrivando al 35. Nel 2007, infine, il dato è leggermente risalito assestandosi al 36 per cento.
Coloro che hanno provveduto all’adeguamento al fine di evitare lunghi ed incerti contenziosi con il fisco, hanno dovuto sostenere – spiega Confesercenti – maggiori imponibili per circa 4.800 euro ad impresa. «Pur all’interno di diversità tra i singoli settori – commenta Amedeo Fiorucci, responsabile fiscale Confesercenti Umbria – l’analisi complessiva evidenzia quindi come la forbice fra la redditività reale delle imprese e gli Studi di Settore si sia progressivamente allargata. Con la massima urgenza e già a partire dall’anno d’imposta 2008 – conclude Fiorucci – occorre quindi rivedere profondamente i parametri utilizzati per determinare i ricavi e la redditività delle imprese, allo scopo di correggere le distorsioni che stanno emergendo e introdurre maggiori elementi di correttezza e trasparenza nel rapporto tra impresa e fisco. In alternativa saranno sempre meno le imprese in grado di sostenere l’imposizione fiscale richiesta»
Secondo la ricerca, due parametri indicano che l’applicazione degli indicatori di normalità economica hanno inciso in modo negativo nel rapporto tra fisco e impresa: la congruità, vale a dire l’aderenza spontanea ai valori indicati dal fisco, e gli adeguamenti, cioè la capacità delle imprese di rientrare nei parametri definiti dagli studi di settore.
Rispetto alla congruità, nel 2005, prima dell’introduzione degli indicatori di normalità, le aziende congrue erano il 79 per cento, nel 2006 sono scese al 57 per cento e al 56 per cento nel 2007, con un «calo drastico della capacità da parte delle imprese a rientrare spontaneamente».
A livello regionale tra il 2005 e il 2006 la diminuzione è stata particolarmente significativa arrivando al 22 per cento ed al 23 per cento tra il 2005 e il 2007.
L’aumento della distanza tra il reale andamento dell’impresa e quanto richiesto dal fisco – continua Confesercenti dell’Umbria – sarebbe ulteriormente suffragato dall’analisi dei dati sugli adeguamenti. Fra le ditte che non sono riuscite naturalmente a rientrare nei parametri degli studi di settore, si assiste ad un calo rilevante anche di quelle che, comunque, non sono state in grado di adeguarsi.
Nel 2005 tra le imprese non congrue il 64 per cento era riuscito ad adeguarsi, percentuale che l’anno dopo si è quasi dimezzata arrivando al 35. Nel 2007, infine, il dato è leggermente risalito assestandosi al 36 per cento.
Coloro che hanno provveduto all’adeguamento al fine di evitare lunghi ed incerti contenziosi con il fisco, hanno dovuto sostenere – spiega Confesercenti – maggiori imponibili per circa 4.800 euro ad impresa. «Pur all’interno di diversità tra i singoli settori – commenta Amedeo Fiorucci, responsabile fiscale Confesercenti Umbria – l’analisi complessiva evidenzia quindi come la forbice fra la redditività reale delle imprese e gli Studi di Settore si sia progressivamente allargata. Con la massima urgenza e già a partire dall’anno d’imposta 2008 – conclude Fiorucci – occorre quindi rivedere profondamente i parametri utilizzati per determinare i ricavi e la redditività delle imprese, allo scopo di correggere le distorsioni che stanno emergendo e introdurre maggiori elementi di correttezza e trasparenza nel rapporto tra impresa e fisco. In alternativa saranno sempre meno le imprese in grado di sostenere l’imposizione fiscale richiesta»







