Gli esercenti hanno scritto al ministro dell'interno ed a quella del turismo
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Non c’è pace per le strutture ricettive umbre. Dopo la grana “piscine”, risolta in parte all’ultimo minuto, adesso dal problema acqua si passa a quello del fuoco.
Infatti dal primo luglio oltre la metà delle strutture ricettive alberghiere umbre potrebbe essere chiusa d’ufficio dai Comuni, con il ritiro della licenza, per mancanza del certificato Cpi di prevenzione incendi.  Scade infatti il 30 giugno la proroga di 12 mesi concessa per l’applicazione della normativa per gli alberghi con oltre 25 posti letto.
Il presidente di Confesercenti Umbria ha reso noto di aver «scritto al ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla e a quello dell’Interno Roberto Maroni per chiedere una proroga in materia di applicazione della normativa antincendio.
La richiesta della nostra associazione oltre che dalla tutela delle attività produttive, è dettata dalle difficoltà, spesso insormontabili, delle micro e piccole imprese turistico-ricettive ad adeguarsi alla norma». «L’auspicio – conclude Gulino – è che le necessità delle pmi ricettive alberghiere vengano recepite e la proroga accolta, perchè la questione dell’adeguamento alla norma antincendio è solo uno dei tanti aspetti problematici della vita delle imprese alberghiere, strette fra norme vincolanti e, almeno per ora, dalla scarsità di fondi finalizzati ad una più incisiva politica turistica e promozionale per rilanciare il marchio Italia».

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