La fotografia dell’Umbria ‘con la pressione alta’ viene dal Progetto Cuore dell’Istituto Superiore di Sanità.
Il 39 per cento degli uomini e il 32 per cento delle donne è iperteso e il 15 per cento degli uomini e il 18 per cento delle donne è in una condizione a rischio.
Le percentuali salgono molto se si prendono in considerazione solo gli anziani. Nel Centro tra gli anziani il 52 per cento degli uomini e il 55 per cento delle donne è iperteso; il 24 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne si trova in una condizione border-line.
Le percentuali comunque rischiano di salire ulteriormente se si pensa che sono molti coloro che sono ipertesi senza saperlo dato che non sono abituati a misurarsi la pressione, soprattutto da giovani.
Il dato è Istat e rivela che in Umbria ogni cento persone oltre i 18 anni di età ben 12,7 non si sono mai misurate la pressione.
Molti, dunque gli ipertesi, pochi tuttavia quelli che vengono trattati per tenere sotto controllo la pressione alta o che vengono trattati adeguatamente. In Umbria – il dato si riferisce a tutto il Centro- il 46 per cento degli uomini ipertesi non è sottoposto ad alcun trattamento farmacologico, il 22 per cento non è trattato in modo adeguato. Solo il 32 per cento è trattato in modo adeguato.
Vanno leggermente meglio le cose per le donne anche se la percentuale di quelle trattate o trattate adeguatamente resta ancora troppo bassa. Il 33 per cento delle donne ipertese non è sottoposto ad alcun trattamento farmacologico, il 25 per cento non è trattato in modo adeguato. Questo significa che solo il 42 per cento è trattato in modo adeguato.
L’ ipertensione sembra quindi non fare paura nonostante sia uno dei fattori di rischio più pericolosi per le malattie cardiovascolari.
E non fa paura nemmeno se si pensa che il fattore familiarità è piuttosto alto. Nel Centro- Umbria compresa- il 43 per cento degli uomini e il 56 per cento delle donne hanno una familiarità per l’ipertensione arteriosa.
Ed infine i ricoveri ospedalieri. Nel 2005, ultimo dato disponibile fornito dal Ministero della Salute, a causa dell’ipertensione essenziale (e cioè l’ipertensione della quale non si conosce la causa, la forma più frequente) in Umbria state ricoverate 572 persone tra regime ordinario e day hospital.
Dal 19° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione – ESH aperto oggi a Milano arriva un avviso di attenzione nel valutare i numeri.
«Tre studi internazionali hanno evidenziato che abbassare troppo la pressione arteriosa– dice il professor Giuseppe Mancia, presidente del Congresso – invece che un bene può essere un rischio, anche grosso. La spiegazione è semplice: la pressione arteriosa serve a trasportare ossigeno, glucosio e sostanze energetiche per tutto l’organismo. Se la velocità di trasporto è troppo bassa l’organismo non viene rifornito convenientemente.
Come per il colesterolo: abbassarlo troppo può dare problemi. I limiti sotto i quali non si deve andare valgono per l’infarto non per l’ictus. Ma un medico come prevede se un paziente iperteso rischia l’infarto o l’ictus? Mai sotto 125mmHg per la "massima" e 75mmHg per la "minima". Ma non è l’unico contrordine dal vertice europeo – che può essere considerato mondiale perché sono presenti studiosi di ogni continente- perché sta per essere messo in soffitta il vecchio e glorioso bracciale: dice di più il vero la pressione dell’aorta.
E ancora. Si frantumano le convinzioni che ai bambini e agli adolescenti non va misurata la pressione – fra gli obesi 15 per cento sono ipertesi- e, che i ‘grandi anziani’ ipertesi non vanno trattati: si riduce la probabilità di scompenso e ictus; e sembra ridursi anche il rischio di deterioramento intellettivo e demenza
Quindi, se una persona è sana e cioè non ha danni d’organo, non presenta fattori di rischio, non è obeso e non fuma i livelli entro i quali deve stare tranquillo sono 140 mmHg per la “massima” e 90mmHg per la “minima”.
Se un soggetto ha un alto rischio cardiovascolare, è diabetico, ha un alto livello di colesterolo o presenta un danno d’organo allora va trattato quando raggiunge 130mmHg per la “massima” e 85mmHg per la “minima”. Questi sono i nuovi numeri alla luce delle ultime Ricerche internazionali e del dibattito fra gli esperti.
Ai nuovi numeri della pressione sistolica e diastolica se ne aggiungono altri due : non far scendere la pressione arteriosa solo i 125mmHg per la “massima” e 75 mmHg per la “minima”.
Gli studi VALUE,INVEST e ONTARGET, con largo contributo italiano – il professor Mancia ha fatto parte del board – sono andati a studiare i pazienti ai quali era stata abbassata anni prima la pressione arteriosa. Si è visto che quelli che erano stati portati a livelli molto bassi avevano avuto danni.
Il 39 per cento degli uomini e il 32 per cento delle donne è iperteso e il 15 per cento degli uomini e il 18 per cento delle donne è in una condizione a rischio.
Le percentuali salgono molto se si prendono in considerazione solo gli anziani. Nel Centro tra gli anziani il 52 per cento degli uomini e il 55 per cento delle donne è iperteso; il 24 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne si trova in una condizione border-line.
Le percentuali comunque rischiano di salire ulteriormente se si pensa che sono molti coloro che sono ipertesi senza saperlo dato che non sono abituati a misurarsi la pressione, soprattutto da giovani.
Il dato è Istat e rivela che in Umbria ogni cento persone oltre i 18 anni di età ben 12,7 non si sono mai misurate la pressione.
Molti, dunque gli ipertesi, pochi tuttavia quelli che vengono trattati per tenere sotto controllo la pressione alta o che vengono trattati adeguatamente. In Umbria – il dato si riferisce a tutto il Centro- il 46 per cento degli uomini ipertesi non è sottoposto ad alcun trattamento farmacologico, il 22 per cento non è trattato in modo adeguato. Solo il 32 per cento è trattato in modo adeguato.
Vanno leggermente meglio le cose per le donne anche se la percentuale di quelle trattate o trattate adeguatamente resta ancora troppo bassa. Il 33 per cento delle donne ipertese non è sottoposto ad alcun trattamento farmacologico, il 25 per cento non è trattato in modo adeguato. Questo significa che solo il 42 per cento è trattato in modo adeguato.
L’ ipertensione sembra quindi non fare paura nonostante sia uno dei fattori di rischio più pericolosi per le malattie cardiovascolari.
E non fa paura nemmeno se si pensa che il fattore familiarità è piuttosto alto. Nel Centro- Umbria compresa- il 43 per cento degli uomini e il 56 per cento delle donne hanno una familiarità per l’ipertensione arteriosa.
Ed infine i ricoveri ospedalieri. Nel 2005, ultimo dato disponibile fornito dal Ministero della Salute, a causa dell’ipertensione essenziale (e cioè l’ipertensione della quale non si conosce la causa, la forma più frequente) in Umbria state ricoverate 572 persone tra regime ordinario e day hospital.
Dal 19° Congresso della Società Europea dell’Ipertensione – ESH aperto oggi a Milano arriva un avviso di attenzione nel valutare i numeri.
«Tre studi internazionali hanno evidenziato che abbassare troppo la pressione arteriosa– dice il professor Giuseppe Mancia, presidente del Congresso – invece che un bene può essere un rischio, anche grosso. La spiegazione è semplice: la pressione arteriosa serve a trasportare ossigeno, glucosio e sostanze energetiche per tutto l’organismo. Se la velocità di trasporto è troppo bassa l’organismo non viene rifornito convenientemente.
Come per il colesterolo: abbassarlo troppo può dare problemi. I limiti sotto i quali non si deve andare valgono per l’infarto non per l’ictus. Ma un medico come prevede se un paziente iperteso rischia l’infarto o l’ictus? Mai sotto 125mmHg per la "massima" e 75mmHg per la "minima". Ma non è l’unico contrordine dal vertice europeo – che può essere considerato mondiale perché sono presenti studiosi di ogni continente- perché sta per essere messo in soffitta il vecchio e glorioso bracciale: dice di più il vero la pressione dell’aorta.
E ancora. Si frantumano le convinzioni che ai bambini e agli adolescenti non va misurata la pressione – fra gli obesi 15 per cento sono ipertesi- e, che i ‘grandi anziani’ ipertesi non vanno trattati: si riduce la probabilità di scompenso e ictus; e sembra ridursi anche il rischio di deterioramento intellettivo e demenza
Quindi, se una persona è sana e cioè non ha danni d’organo, non presenta fattori di rischio, non è obeso e non fuma i livelli entro i quali deve stare tranquillo sono 140 mmHg per la “massima” e 90mmHg per la “minima”.
Se un soggetto ha un alto rischio cardiovascolare, è diabetico, ha un alto livello di colesterolo o presenta un danno d’organo allora va trattato quando raggiunge 130mmHg per la “massima” e 85mmHg per la “minima”. Questi sono i nuovi numeri alla luce delle ultime Ricerche internazionali e del dibattito fra gli esperti.
Ai nuovi numeri della pressione sistolica e diastolica se ne aggiungono altri due : non far scendere la pressione arteriosa solo i 125mmHg per la “massima” e 75 mmHg per la “minima”.
Gli studi VALUE,INVEST e ONTARGET, con largo contributo italiano – il professor Mancia ha fatto parte del board – sono andati a studiare i pazienti ai quali era stata abbassata anni prima la pressione arteriosa. Si è visto che quelli che erano stati portati a livelli molto bassi avevano avuto danni.











