Impossibile, per la grande diffusione dei residui, stabilire con certezza se i pesticidi sparsi in abbondanza in agricoltura siano i responsabili della grande diffusione della malattia, ma il legame causa - effetto tra chi li manipola e sparge e la malattia ha avuto nuove conferme
pesticidi

L’allarme lanciato dagli scienziati americani è rilanciato da uno studio francese che conferma il legame tra i pesticidi e il morbo di Parkinson.
La ricerca, pubblicata dagli Annals of Neurology, conferma quanto gia’ evidenziato da studi precedenti: l’esposizione di chi lavora a stretto contatto con i pesticidi puo’ essere uno dei fattori ambientali che scatena il Parkinson. L’equipe francese ha scoperto che, tra quasi 800 adulti, tra cui alcuni malati di Parkinson, quelli che lavoravano nel settore agricolo ed erano quindi esposti ai pesticidi correvano un rischio piu’ alto di sviluppare la malattia, che cresceva con il periodo di esposizione, rafforzando la teoria del rapporto causa-effetto. Secondo lo studio francese sarebbero particolarmente pericolosi gli insetticidi e, tra questi, quelli organoclorini, molto usati in passato e che permangono a lungo nell’ambiente.
Non si è ancora ‘in grado di dire se anche un’esposizione piu’ bassa possa essere un fattore di rischio per sviluppare il Parkinson, ma l’esplosione che si registra nei casi di questa malattia rafforza i dubbi di quanti puntano il dito contro i pesticidi che aumentano sì la produzione agricola e ne migliorano l’aspetto ma che inquinano sia i terreni che le falde ed entrano nella catena alimentare umana attraverso i residui che si ritrovano invariabilmente specialmente in frutta e verdure.
Il Parkinson e’ una malattia degenerativa del cervello in cui le cellule che producono dopamina gradualmente muoiono o smettono di funzionare. La dopamina aiuta a regolare il movimento, per questo man mano che la malattia progredisce i pazienti hanno sempre piu’ difficolta’ a muoversi e a parlare.
 

condividi su: