La questione è ormai una soap-opera infinita, simile a quelle che vengono trasmesse sui vari canali televisivi

 


"Come l’Araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”: 
ecco, queste parole ci permettiamo di rapportarle, con eguale significato, alla “eterna” questione della riforma della legge nazionale sulla caccia del nostro Paese. Una soap-opera infinita, simile a quelle che vengono trasmesse sui vari canali televisivi : da “Dallas” a “Quando si ama” da “Beatiful” ad “Un posto al sole”.
Proseguono in questi giorni gli incontri ravvicinati tra il relatore Sen. Orsi (applausi per la sua determinazione), con le Federazioni aderenti alla FACE ( e le altre?), e le audizioni in Commissione Ambiente e Territorio del Senato. E d’obbligo dare un giudizio, seppure breve, (ma ci torneremo) su quanto ha detto il Ministro Zaia, in sede di audizione il 2 luglio u.s.
E’ positivo che si presenti al Parlamento Italiano la relazione prevista dall’art.35 della legge 157/92 (in diciassette anni è la seconda volta che si fa), come sono degni di nota i riferimenti alla necessità di avere a disposizione una nuova “qualità” e “quantità” scientifica dei dati necessari per legiferare in materia di caccia, anche se l’accenno alla ristrutturazione dell’ISPRA appare del tutto inutile.
Vi sono poi delle dichiarazioni di natura per così dire “ideologica” sull’impianto generale della legge 157/92 che assolutamente non condividiamo. Ma adesso arriva l’estate, le ferie, il meritato riposo. Poi arriva l’ Autunno, e per essere in atmosfera, usiamo l’espressione idiomatica Francese di una delle più celebri canzoni di Edith Piaf “ La vie en rose” cioè l’equivalente di “vedere la vita rosa”. Insomma essere ottimisti, ad ogni costo.

Ma l’ottimismo di maniera non ci attrae più di tanto, e quindi in questa occasione vogliamo essere, in ogni caso, estremamente stringenti e concisi, senza tanti giri di parole. Soprattutto perché ci siamo levati “un peso dallo stomaco” e cioè perché ci è stata data la possibilità di svolgere un pubblico intervento “senza peli sulla lingua” direttamente al neo Presidente di Federcaccia – avv. Dall’Olio ed al Presidente dell’Intergruppo On.le Luciano ROSSI, nel corso di un convegno tenutosi a Collazzone (Perugia) la mattina di venerdì 26 giugno u.s.
E che non siano state dette da parte nostra “delle stupidaggini” è dimostrato dalla “calda” anzi direi “caldissima” reazione positiva dei cacciatori e degli agricoltori presenti. Ne riassumiamo i contenuti, anche perché questi rappresentano in questa occasione, l’asse portante del presente editoriale. I cacciatori ormai hanno chiesto e scritto tutto, in una sorta di “Cahier de dolèonces”, in tutto assimilabile all’usanza, che una volta le popolazioni praticavano nei confronti ai candidati deputati degli STATI generali Francesi, per chiedere il rispetto dei loro diritti.
Che poi il comportamento di alcune Associazioni venatorie nel finire del 2008 ed in questo primo scorcio di questo anno, a partire da Federcaccia , “invischiata” nel cosidetto “tavolo” inutile degli “Stakeholders” (letteralmente volenterosi, ma di che cosa non è dato sapere) non abbia prodotto sino a qui qualcosa di veramente “utile”, lo abbiamo detto ad “alta voce” al Presidente Dall’olio, della quale in ogni caso, apprezziamo quanto meno la competenza e la “schiettezza” nel porre l’accento sulla futura attività della sua Associazione.

Sospendiamo il giudizio, e staremo a vedere. Come, con altrettanta forza, abbiamo detto al Presidente dell’Intergruppo on.le Rossi, che i deputati iscritti a tale formazione, che si dichiarano a piè sospinto rappresentati degli interessi dei cacciatori, ben poca cosa hanno fatto per impedire quanto meno che “il fuoco amico” seppellisse alla Camera, il provvedimento relativo alla “Comunitaria-2009”, per la quale, comunque in ripetute occasioni, abbiamo evidenziato la scarsa efficacia che avrebbe avuto sul calendario venatorio Italiano. Ma si trattava in ogni caso di un “segnale” politico, e se questo fosse stato di segno positivo, avrebbe giovato non poco rispetto alla necessità di avere un “clima” favorevole, per così dire della riforma della legge 157/92. Le polemiche sullo stralcio dell’art.16 della Comunitaria, aggiunte alla campagna diffamatoria contro la caccia, portata avanti da tanti organi di stampa, non giova certo ai nostri interessi.

Riassumiamo a questo punto in poche righe “Lo stato dell’arte” : la 13^ Commissione Territorio,Beni Ambientali del Senato ha licenziato mercoledì 11 marzo 2009 il “testo unificato” proposto dal relatore sen. Orsi, relativo alla riforma della legge157/92, sulla base delle proposte di legge n. 276 Carrara ; n.330 Carrara ed altri ; nn. 397-398 Benedetti Valentini, n. 48° Massidda ; n.510 Poretti ed altri ; n.1004 Castro (sostenuta da Confavi che ha avuto il sostegno di oltre 800.000 cacciatori); n. 1122 Coronella e n. 1224 Fleres. Il partito politico della “Destra”, non avendo rappresentanti in Parlamento, ha inviato la sua proposta direttamente al Presidente della Commissione sen. D’Alì. Recentemente Federcaccia ha fatto come S. Paolo sulla via di Damasco, (lo speriamo), ed ha presentato a sua volta una bozza di riforma della legge nazionale sull’attività faunistico venatoria. Come abbiamo accennato in premessa, la Commissione ha ripreso i lavori, ma siamo ancora in una fase interlocutoria.

Non vogliamo essere prolissi, ma l’insieme delle proposte presentate, il testo unificato, e la proposta Federcaccia, risolvono solo una parte delle questioni che sono sul tappeto. Infatti, restano irrisolti alcuni nodi di fondo, per poter considerare compiuto un utile processo riformatore della caccia Italiana. Non ci sono risposte adeguate e convincenti sul piano dell’individuazione di un nuovo soggetto regolatore dell’attività scientifica applicata alla caccia, che noi individuiamo nell’Agenzia “terza” per la tutela ed il prelievo sostenibile della fauna selvatica. (Come si fa a considerare “terzo” l’organismo proposto sul tema da Federcaccia ?). Sul tema, come più sopra abbiamo ricordato, non siamo d’accordo, nella maniera più assoluta con le valutazioni che il Ministro ZAIA ha fatto in Commissione .
Non si spende una riga, anzi mezza riga, o meglio una parola per il potenziamento delle Stazione di Inanellamento e degli Osservatori Ornitologici nel nostro paese, supporto necessario per la proposta Agenzia, di tutto quel bagaglio scientifico per operare con oculatezza in ordine al prelievo della fauna selvatica. Si codificano gli “spezzatini” istituzionali delle Regioni, non cogliendo l’assoluta necessità di un calendario unico nazionale per la selvaggina migratoria, utile ed indispensabile ai fini dell’attuazione delle “cacce in deroga”.

Non si individuano in forma convincente i due termini più importanti della questione (anche se Federcaccia un passo in avanti lo compie) e cioè il rapporto delle specie ed i tempi di caccia con i “dati base Ornis”. Su questo tema non si capisce ancora che occorre percorrere due strade distinte, la prima spostando la data di chiusura al primo giorno utile della terza decade di Febbraio recuperando da subito le possibilità che il “Key Concepts document” già consente (Fischione 2 decadi, Porciglione 2 decadi, Gallinella d’acqua 3 decadi, Colombaccio 2 decadi, merlo una decade), la seconda rimuovendo e modificando per via politico-istituzionale- amministrativa, presso la Direzione Generale Ambiente della Commissione U.E gli assurdi dati forniti alla “banca dati Ornis” da parte dell’Italia sui turditi.
Infine rileviamo che tutte le proposte non contengono gli elementi necessari ed utili per una reale “ sburocratizzazione” della caccia Italiana. Per carità lungi da noi l’obbiettivo di smantellare le poche cose buone che ci sono, ma come è più possibile considerare nel 2009 il cacciatore italiano, chiuso in una sorta di recinto, alle prese con fastidiosi balzelli, domande, timbri, permessi,cartine, teleprenotazioni e quanto di meglio, la politica, che guida “diligenza della burocrazia venatoria”, ha inventato in questi anni.

E come si fa (lo abbiamo detto a Collazzone) a non tenere conto nel percorso della riforma della legge 157/92,a fronte della prossima “ventata di aria fresca” determinata dal varo da parte del Governo , su proposta del Ministro CALDEROLI, del nuovo Codice delle Autonomie, a non prendere di petto gli ATC, che spendono in taluni casi, e lo documenteremo, metà del bilancio costituito dai soldi dei cacciatori, per spese amministrative che fanno riferimento agli appannaggi degli amministratori, al personale, ed a varie consulenze?
Come risulta dalle anticipazioni giornalistiche del provvedimento, è prevista l’eliminazione di tanti “altarini” utili solo ad appesantire in modo fastidioso gli adempimenti ai cittadini (Enti Parco, Consorzi di Bonifica, ATI, Comunità Montane, ecc.), nel presupposto di far riappropriare alle Provincie le competenze che le spettano con le leggi attuali. Non si capisce perché gli ATC, che duplicano funzioni proprie dell’Ente Intermedio, dovrebbero essere “indenni dal processo riformatore” che una moltitudine immensa di cittadini reclama a gran voce.
A Collazzone un Presidente di ATC, punto sul vivo, ha contestato alcune nostre affermazioni al riguardo, sostenendo che essendo gli ATC, enti di secondo grado, non dovrebbero essere toccati dalla riforma. Ma ridiamoci su, nel senso che il mio interlocutore non ha capito, o meglio, ha fatto finta di non capire, che la questione è di una evidente sostanza politica, e gli “arzigogoli istituzionali” non potranno non interessare anche il reticolo di competenze, che attualmente sono delegate addirittura “ tre volte” : Dalla Regione alla Provincia, e da questa agli ATC. (oltre 750 in Italia 15.000 eletti). Tre cose per una cosa, due piani faunistici che si sovrappongo, e che parlano delle stesse questioni!

Noi per carità facciamo gli “scongiuri”, e ci auguriamo con tutto il cuore, che il bravissimo Sen. ORSI, possa guidare per così dire la “nave” nel “porto”. Non Le faremo mai mancare il nostro aiuto e la nostra collaborazione. Ci sia consentito, ed è un nostro diritto, di nutrire qualche perplessità, soprattutto se teniamo conto delle trasversalità politiche che esistono anche all’interno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza di Governo. Per non parlare poi, ma è tempo perso, delle difficoltà che vengono frapposte dalle forze politiche di opposizione. Nella storia parlamentare di questo paese, e ci siamo documentati con precisione, sono rari gli esempi di proposte di legge sui temi cosiddetti “sensibili” che nate in Parlamento, abbiano raggiunto l’approvazione mediante una legge della Repubblica Italiana. Basti citare i PACS o i DICO (progetto delle Unioni Civili) o la proposta per il testamento biologico.
E siccome a noi piace andare nel concreto senza tanti giri di parole, ci permettiamo di fare una riflessione “a voce alta” di carattere operativo : prosegua l’attività in Commissione, ma nel frattempo, parallelamente, il Presidente del Consiglio On.le Berlusconi mantenga la parola data il 30 Maggio di quest’anno nel corso di una pubblica Assemblea di Cacciatori tenutasi nella sala Palladio della Fiera di Vicenza, con la quale si è impegnato ad “equiparare i cacciatori Italiani, nei diritti e nei doveri a tutti gli altri cacciatori europei”. E per mostrare di passare dalle parole ai fatti, prenda l’iniziativa, come tante volte positivamente ha fatto per altre questioni, incaricando i Ministri del MPAAF e di MINIAMBIENTE, affinchè promuovano sul modello proposto del Presidente Francese Nicolas SARKOZY agli inizi del 2008 una sorta di “Grenelle de l’Environnement -Italiano”- “Accordo sull ’ambiente”) .
 
La “Grenelle” in Francia ha avuto lo scopo di creare un nuovo modello di “governance” delle problematiche oggetto di scontro nella società. Come è noto in quel paese con la parola “Grenelle” si vuol ricordare la prima “Grenelle Sociale” che mise d’accordo, dopo aspre contrapposizioni del “68” Governo, Imprenditori e Sindacati. Accordo che fu siglato presso la sede del Ministero del lavoro che a sede a Parigi proprio in Rue de Grenelle . Il termine “Grenelle” quindi vuole evidenziare situazioni in cui le tensioni sono molto forti, ma che si evolvono positivamente grazie ad un accordo.
Cosi è stato in Francia. Il Deputato della Somme, Jerome Bignon, in base al mandato ricevuto dal Ministro di Stato Jean Luis Borloo e dal Segretario di Stato Nathalie Koscuisko-Morizet, ha convocato dal 5 Maggio al 24 luglio 2008 al Conservatoire du Littorial “una grenelle” cioè un “Tavolo permanente di confronto”, al quale ha chiamato a far parte i rappresentanti dei Cacciatori, degli agricoltori, gli ambientalisti, operatori del territorio, scienziati, il Museum National d’Historie Naturelle, Il Direttore scientifico dell’Ente Nazionale della caccia, alcuni sociologici ed alcuni rappresentanti dei Dipartimenti (Regioni), allo scopo di giungere ad una accordo condiviso sulle questioni relative al “preambolo” che riguarda gli “strumenti” per la “Governance scientifica” della caccia, la gestione dei territori, la gestione delle specie, “Folow-up” e valutazione.

L’accordo è stato raggiunto il 26 Luglio 2008 ed è stato sottoscritto dai rappresentanti dei cacciatori,delle Associazioni di protezione della natura, dalle organizzazioni scientifiche e dai rappresentati dello Stato. Già nel 2009 il calendario venatorio Francese tiene conto integralmente dell’accordo raggiunto (Jornual Officiel de la Republiqeu Francaise 19 Gennaio 2009).
In Francia l’accordo di “Grenelle 1” che riguardava altri temi ambientali è stato fatto proprio dai componenti dell’ASSEMBLEA Nazionale Francese ed approvato con 530 voti favorevoli su 577.
Questo è il tavolo che occorre all’Italia, non quello inutile “degli Stakeholders”. Un tavolo coordinato dal Governo, che ci mette “la faccia” per raggiungere la “massima intesa possibile” per chiudere una volta per tutte l’eterna “diaspora” della caccia Italiana. E’ del tutto evidente che l’accordo, se ci sarà, non può sostituire o sovrapporsi ai poteri delle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato e delle Aule Parlamentari. Può solo concorrere, in maniera risolutiva e determinante, a spianare la strada in Parlamento ad una riforma condivisa della legge nazionale della caccia Italiana.
Saremmo curiosi di sapere, rispetto ad un intesa raggiunta, quale potere residuale resterebbe ai “Patronati politici” sempre in cerca dei “diritti d’autore”.

 

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