L'associazione protesta contro la previsione di nuovi 14 siti su dei corsi d'acqua già "stressati"

Legambiente Umbria si rivolge alla Regione Umbria e alla Provincia di Terni,  ma anche a Sindaci e alla Comunità Montana della Valnerina, per sapere quali sono le misure che intendono mettere in atto per evitare l’ulteriore frammentazione di habitat che verrà innescata dalla realizzazione degli impianti idroelettrici sui fiumi Nera, Paglia e Naia previsti dal “Piano di utilizzazione idroelettrica delle acque superficiali della Provincia di Terni” recentemente approvato.
La realizzazione e la gestione idraulica degli sbarramenti può comportare gravi alterazioni al fiume con ripercussioni sulla capacità di autodepurazione fluviale e sulle condizioni ambientali degli habitat e delle specie rare presenti negli ecosistemi acquatici. Tanto più se si considera che in particolare per quanto riguarda l’asta del Fiume Nera e del fiume Naia, dei 14 siti individuati nel piano e considerati idonei dalla Provincia di Terni alla utilizzazione idroelettrica, 5 insistono sulla Rete Natura 2000 (e quindi salvaguardati dalla direttiva europea Habitat) ed in un caso sono limitrofi.
“I fiumi interessati al piano sono già stressati da derivazioni idrauliche, regimazioni e inquinamento – afferma Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria –  in particolare il Nera, uno dei fiumi della nostra regione che dovrebbe essere maggiormente tutelato visto le norme europee e regionali che lo interessano, è già ampiamente sfruttato ad uso idroelettrico, interessato da interventi idraulici che hanno compromesso gli habitat, inquinato dall’eccessivo apporto di azoto generato  dai numerosi impianti di troticoltura presenti e usato troppe volte in modo improprio e stressante per l’ecosistema anche da attività ludiche e sportive
“Un ulteriore sfruttamento ad uso idraulico, realizzando nuove deviazioni e sbarramenti  – continua la presidente – non ci pare opportuno. Possono essere ripristinate invece le infrastrutture già esistenti, come i vecchi mulini, le vecchie traverse, o i salti naturali e soprattutto, ogni ulteriore intervento idraulico dovrebbe essere preceduto da una verifica generale degli impatti e da un piano di restauro ambientale generale di quelli esistenti e dalla predisposizione di un piano di settore che stabilisca il carico massimo di impianti sostenibili ai fini della conservazione degli habitat e della vita acquatica”.

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