Il dato regionale è migliore di quello medio nazionale, ma la necessità di intervenire è sempre più evidente
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L’Italia spreca circa 5 mld  di euro l’anno a causa delle carenze infrastrutturali della nostra rete idrica.  E’ quanto denuncia l’on. Catia Polidori (Pdl) in una risoluzione votata all’unanimità oggi in VIII (Ambiente) e X (Attività Produttive) Commissione alla Camera.
Il dato è negativo anche per l’Umbria con perdite nel 32% dei casi, ma un po’ migliore della media nazionale
“Le reti idriche e fognarie del nostro Paese – illustra l’on. Polidori – presentano le maggiori carenze infrastrutturali rispetto ai principali Paesi europei. Infatti, il tasso di perdita negli acquedotti italiani è di circa il 40% contro il 10% circa della Germania ed il 15% della Gran Bretagna, nonostante la densità per area geografica e pro-capite di quei paesi sia inferiore rispetto all’Italia”.
In base alla tariffa nazionale media per l’acqua potabile, il controvalore economico delle perdite annue della rete idrica italiana è di circa 5 miliardi di euro, senza contare i danni ambientali generati, in particolare, dalle perdite della rete fognaria.
In base alle stime di affidabilità di tenuta delle tubature, circa il 50 % degli attuali acquedotti, almeno 125.000 km di rete idrica, e oltre il 30% delle attuali fognature, corrispondente a 46.000 km di rete fognaria, devono essere sostituite entro il prossimo decennio, tanto più che sussiste una significativa presenza di reti contenenti amianto.
”Per le caratteristiche proprie della rete idrica – conclude l’on. Polidori – questo settore può essere considerato tra quelli potenzialmente più idonei a sostenere una ripresa economica di lungo periodo. Per questo ho chiesto al Governo di verificare tutti i possibili benefici derivanti da un programma di adeguamento e ammodernamento delle reti idrica e fognaria, di definire strumenti capaci di migliorare nel breve, nel medio e nel lungo periodo lo stato della rete idrica nazionale al fine di adeguarla agli standard europei con gli obiettivi del risparmio di risorse e della tutela dell’ambiente e della salute e di incentivare iniziative per elevare da subito il livello qualitativo dell’infrastruttura di rete idrica nazionale, anche attraverso l’individuazione di modelli locali efficienti già esistenti a cui ispirarsi per l’adeguamento dell’intera rete nazionale”.
 

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