Avevamo assicurato i lettori del “taccuino” che avremmo commentato “l’accordo” intervenuto tra quasi tutte le associazioni venatorie Italiane. Manteniamo quindi la “promessa” e ci accingiamo a farlo, in modo però estremamente breve e conciso. Innanzi tutto una preghiera alle associazioni. Tutti gli accordi “storici”, e questo lo è, sono ricordati con brevi “parole simbolo” che prendono spunto da un fatto, da un luogo, ed anche alle volte da un Santo, si da un Santo (ad esempio il Decreto di S. Valentino sulla scala mobile).
Ebbene abbiamo consultato il calendario ed abbiamo accertato che il giorno 15 luglio viene ricordato S.Bonaventura – dottore della Chiesa – (studiò all’Università di Parigi, maestro di teologia, discepolo di Alessandro Hales) e quindi perché non chiamare l’accordo con questo nome? Del resto, riflettendo bene sul nome del Santo (“Bonaventura”- “Buona ventura”) può legittimare l’auspicio di ottenere buoni risultati, per i cacciatori Italiani.
L’accordo però può essere anche propedeutico, per cogliere anche un altro obbiettivo. Non abbiamo più l’età per perifrasi o giri di parole, anche se una certa esperienza in tanti anni pensiamo di averla accumulata sulle nostre spalle. Dopo tanto tempo il 99% delle Federazioni Italiane dei cacciatori, compiono “il Miracolo” di trovare una strada comune per la riforma della legge 157/92. Bene!
Adesso però bisogna avviare un ulteriore cammino unitario che porti alla creazione di un’ unica Associazione Venatoria nel nostro paese. Capiamo bene che sarà un percorso lungo e difficile, comprendiamo le diffidenze ed i malumori che susciteremo, ma non esiste nel futuro una prospettiva diversa da questa!
Il mondo venatorio appare oggi, alle volte debole ed incerto, perché spesso sconta divisioni e polemiche, che producono l’effetto di allontanare sempre di più il raggiungimento dei veri obbiettivi della caccia Italiana.
Nel merito dell’accordo dobbiamo rilevare il principale obbiettivo raggiunto. E dobbiamo darne atto ai dirigenti delle Associazioni Venatorie. Con l’intesa è venuta meno alla “politica” l’alibi di usare “la divisione” dei cacciatori, per non prendere alcuna decisione o quanto meno per essere attendisti. Adesso le “carte” sono scoperte e nessuno dei “politici” può giocare a “rimpiattino”. Basta con i “minuetti”, ed i “giri di valzer”, il Governo confermi, quando sarà necessario, le parole che il Ministro Zaia ha pronunciato per suo conto durante l’audizione de 2 luglio 2009, presso la Commissione Ambiente del Senato : “….Il Governo auspica che l’iniziativa parlamentare in corso possa avere un iter veloce migliorando alcuni aspetti che potrebbero essere oggetto di modifiche integrative nel contesto di questa Commissione. In merito a ciò, nel manifestare l’interesse per il lavoro sino ad oggi svolto, il Governo si rende disponibile, qualora ne sarà ravvisata la necessità, a dare il proprio contributo costruttivo anche tramite proposte emendative rientranti nelle linee illustrate “.
Ogni parte politica si prenda la sua responsabilità di fronte a 700.000 cittadini Italiani, che hanno ormai diritto di sapere e di conoscere quali sono le decisioni del Parlamento. Si accelerino al massimo nelle sedi istituzionali le discussioni di merito, ed in autunno, esaurito l’esame nella Commissione Ambiente, si arrivi nell’aula del SENATO, per il varo della legge di riforma.
Pensare di far “navigare” la proposta fino alla vigilia delle prossime elezioni regionali, non sarebbe altro che la rappresentazione di un “film” già visto e conosciuto. Non saremmo sinceri, se non esprimessimo però sin d’ora, a prescindere da come andranno le cose, una forte solidarietà ed un particolare ringraziamento per l’opera sin qui svolta dal Sen. Orsi. Un “Capitano Coraggioso” alla quale non faremo mai mancare il nostro sostegno e tutto l’incoraggiamento possibile da parte della “base” venatoria.
Abbiamo esaminato, come nostro costume analiticamente punto per punto i termini dell’accordo. Dovremmo adesso scrivere “un pistolotto” noioso e prolisso, e quindi risparmiamo ai lettori questa fatica, che non sarebbe lieve a fronte del caldo afoso di questo mese di luglio.
Ci limitiamo quindi in questa sede, ed in linea del tutto generale, a rilevare che gran parte delle proposte avanzate dalle varie associazioni , da parte della base venatoria, ed anche da noi, sono state riassunte ed accolte. Essendo però, un documento tutto sommato “aperto” e “duttile”, rispetto al confronto Parlamentare, ci permettiamo di segnalare alcune questioni di non poco conto, che se non adeguatamente affrontate, renderebbero non del tutto produttiva l’ipotesi della “manutenzione straordinaria” della legge 157/92.
Ci riferiamo agli strumenti scientifici a supporto della caccia Italiana che noi abbiamo sempre individuato nella necessità di creare “un Agenzia “terza” per la tutela ed il prelievo sostenibile della fauna selvatica; al timido approccio legislativo per ottenere la certezza della cacce in deroga, (eludendo la nostra proposta di una calendario unico nazionale per la sola selvaggina migratoria); alla non esatta specificazione “delle due strade” necessarie per l’attuazione di un nuovo articolo 18 per tempi e specie cacciabili, che tenga conto della Direttiva n.409 /79 e dei dati-base Ornis, tutt’ora punitivi per il nostro paese.
E soprattutto poi, si è tiepidi nell’affrontare il vero e più grave problema che affligge l’attività faunistico venatoria italiana e cioè l’ingombrante e fastidiosa burocrazia, che tiene il fiato sul collo dei cacciatori. Essa è alimentata per lo più da un troppo esteso numero di Atc e da diffuse sovrapposizioni di competenze dei “tre livelli” attuali (Regioni – Provincie – Atc), che di fatto esercitano la legislazione e la gestione dell’ars venandi. Ma è mai possibile che si legiferi nel nostro paese sempre per “comportamenti stagni”?
Il Ministro Zaia sarà senz’altro a conoscenza, che nell’ultimo Consiglio dei Ministri il collega Calderoli, ha presentato per una prima “visione”, il disegno di legge per il “nuovo Codice delle Autonomie”, che in maniera accorta ed utile riordina le competenze degli Enti territoriali, assegnando nuovi e più importanti compiti alle Provincie.
In altre parole vengono “sgonfiate” le ruote di gomma della “diligenza” della burocrazia locale, fatta di poltroncine e strapuntini sulla quale siedono una moltitudine non di eletti ma di nominati. Chiudono per “fine corsa” gli ATI, le Comunità Montane, I Consorzi di Bonifica, e tanti altri altarini. E’ pensabile, ed è giusto, che il comparto venatorio esca indenne da questo processo di semplificazione?










