L’energia eolica è attualmente forse la fonte rinnovabile per eccellenza, semplice da ottenere e in termini economici forse la più redditizia.
Tuttavia risulta quella ad avere manifestato i maggiori interrogativi in termini ambientali, in ragione dell’impatto negativo sul paesaggio degli aerogeneratori, mostri alti 20 metri, oltre le pale rotanti, a volte anche piuttosto rumorosi.
Ma il pregiudizio sull’istallazione di impianti che si avvalgono della forza del vento potrebbe venir meno sia perché si vanno riducendo le dimensioni sia perché si sta avanzando su progetti che consentono a singoli impianti di produrre grandi quantità di energia
Tuttavia risulta quella ad avere manifestato i maggiori interrogativi in termini ambientali, in ragione dell’impatto negativo sul paesaggio degli aerogeneratori, mostri alti 20 metri, oltre le pale rotanti, a volte anche piuttosto rumorosi.
Ma il pregiudizio sull’istallazione di impianti che si avvalgono della forza del vento potrebbe venir meno sia perché si vanno riducendo le dimensioni sia perché si sta avanzando su progetti che consentono a singoli impianti di produrre grandi quantità di energia
Vedrà presto la luce in Italia un’impianto, di ideazione russa, probabilmente collocato nel Mezzogiorno. che nasce da una nuova concezione di energia eolica, che elimina le vistose pale e riduce ad un decimo l’altezza dell’impianto completo (2 metri contro i 20 dei comuni aerogeneratori).
Il vento verrebbe incanalato alla base e fatto salire verso la sommità creando un mini-vortice, dove particolari turbine si attiverebbero creando energia con rendimenti assolutamente paragonabili a quelli dei moduli eolici tradizionali.
Il vento verrebbe incanalato alla base e fatto salire verso la sommità creando un mini-vortice, dove particolari turbine si attiverebbero creando energia con rendimenti assolutamente paragonabili a quelli dei moduli eolici tradizionali.
Una società di ricerca statunitense no-profit, ha presentato il prototipo di un mini-eolico concepito per sfruttare i fluidi a bassa velocità, anch’essa, con un’unità ad asse verticale e completamente chiusa in grado di operare ad una velocità media del vento di circa 8 nodi.
Nelle vicine Marche ad Isola del Piano (PU) è entrato intanto in funzione il primo impianto eolico da 20 Kw che comprime notevolmente le sue dimensioni: ha un rotore di 8,15 metri e il palo di sostegno è alto 15 metri.
E più o meno di queste dimensioni ( 25 metri) è lo “stelo” Kite Wind Generator” che il mese prossimo spunterà a Berzano S. Pietro, in provincia di Asti, dopo oltre cinque anni di ricerche, sperimentazioni sul campo, errori e correzioni attuate insieme a varie università, in primis il Politecnico di Torino.
Sarà il fulcro più visibile di un progetto tutto italiano che si ripromette di fornire enormi quantità di energia ad un costo davvero competitivo.
Secondo l’inventore del sistema la prima macchina consentirebbe di ottenere 2 milioni di euro in un anno a regime. Con questi 2 milioni si potrebbero installare altre tre macchine, ovvero 9 megawatt istallati. E così via triplicando gli impianti nuovi ogni anno fino ad avere nel 2020 circa 3 terawatt istallati in autofinanziamento, pari a più di quel 20% che è l’obbiettivo dell’Unione Europea.
Lo stelo, o stem, sorreggerà un grande aquilone di alcune decine di metri quadrati che due potenti ventilatori innalzeranno in cielo, fino a 200 metri. lo stelo ne governerà le funi, facendogli compiere un volo calibrato. Con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da 3 megawatt.
Il sali e scendi dell’aquilone quindi sarà ciò che produrrà energia dai venti in alta quota .
L’avventura del Kite Wind o Kitegen ha il suo punto iniziale di partenza nella esperienza che l’inventore ha potuto maturare nella costruzione di sensori montati su velivoli ultraleggeri, perché il segreto del successo sta proprio nel software impiegato per controllare il volo dell’aquilone senza farlo cadere o spaccare sotto le folate improvvise di vento.
Il vento di alta quota è una brutta bestia, anche se dà teoricamente la possibilità di sfruttare 3.600 tetrawatt di potenza contro i solo 15 che attualmente sono prodotti in tutto il mondo, e sono stati i suoi capricci a bloccare per lungo tempo lo sviluppo del Kitegen.
Infatti nessuno si era dimostrato in grado di governare l’aquilone in presenza di raffiche improvvise di vento che lasciano non più di venti o trenta millisecondi per reagire con il controllo computerizzato.
Poi l’intuizione: anziché far arrivare a terra le funi che imbrigliano l’aquilone, queste sono state attaccate ad una gigantesca “canna da pesca” ( lo stelo ) in grado di assorbire l’inizio delle raffiche e dare tempo al computer di elaborare le variazioni.
il kitegen-stem, con 5mila ore di volo annue per vent’anni, ripagherebbe settanta volte se stesso, venti volte più di una torre eolica tradizionale.
Nelle vicine Marche ad Isola del Piano (PU) è entrato intanto in funzione il primo impianto eolico da 20 Kw che comprime notevolmente le sue dimensioni: ha un rotore di 8,15 metri e il palo di sostegno è alto 15 metri.
E più o meno di queste dimensioni ( 25 metri) è lo “stelo” Kite Wind Generator” che il mese prossimo spunterà a Berzano S. Pietro, in provincia di Asti, dopo oltre cinque anni di ricerche, sperimentazioni sul campo, errori e correzioni attuate insieme a varie università, in primis il Politecnico di Torino.
Sarà il fulcro più visibile di un progetto tutto italiano che si ripromette di fornire enormi quantità di energia ad un costo davvero competitivo.
Secondo l’inventore del sistema la prima macchina consentirebbe di ottenere 2 milioni di euro in un anno a regime. Con questi 2 milioni si potrebbero installare altre tre macchine, ovvero 9 megawatt istallati. E così via triplicando gli impianti nuovi ogni anno fino ad avere nel 2020 circa 3 terawatt istallati in autofinanziamento, pari a più di quel 20% che è l’obbiettivo dell’Unione Europea.
Lo stelo, o stem, sorreggerà un grande aquilone di alcune decine di metri quadrati che due potenti ventilatori innalzeranno in cielo, fino a 200 metri. lo stelo ne governerà le funi, facendogli compiere un volo calibrato. Con una portanza, in salita, che farà girare alternatori anche da 3 megawatt.
Il sali e scendi dell’aquilone quindi sarà ciò che produrrà energia dai venti in alta quota .
L’avventura del Kite Wind o Kitegen ha il suo punto iniziale di partenza nella esperienza che l’inventore ha potuto maturare nella costruzione di sensori montati su velivoli ultraleggeri, perché il segreto del successo sta proprio nel software impiegato per controllare il volo dell’aquilone senza farlo cadere o spaccare sotto le folate improvvise di vento.
Il vento di alta quota è una brutta bestia, anche se dà teoricamente la possibilità di sfruttare 3.600 tetrawatt di potenza contro i solo 15 che attualmente sono prodotti in tutto il mondo, e sono stati i suoi capricci a bloccare per lungo tempo lo sviluppo del Kitegen.
Infatti nessuno si era dimostrato in grado di governare l’aquilone in presenza di raffiche improvvise di vento che lasciano non più di venti o trenta millisecondi per reagire con il controllo computerizzato.
Poi l’intuizione: anziché far arrivare a terra le funi che imbrigliano l’aquilone, queste sono state attaccate ad una gigantesca “canna da pesca” ( lo stelo ) in grado di assorbire l’inizio delle raffiche e dare tempo al computer di elaborare le variazioni.
il kitegen-stem, con 5mila ore di volo annue per vent’anni, ripagherebbe settanta volte se stesso, venti volte più di una torre eolica tradizionale.











