Dopo gli appelli di esponenti del Pdl di Viterbo, Latina e Frosinone, anche il Presidente,  Pd, della Provincia di Pesaro-Urbino rilancia la "questione centrale"
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Dopo la Questione Meridionale e quella Padana, da un altro lembo d’Italia si riprende il “grido di dolore” ( AIA) lanciato, da opposta parte politica, dalla provincia laziale.
Il presidente Pd della Provincia  di Pesaro Urbino chiama a raccolta gli amministratori locali di cinque regioni del centro Italia, per rivendicare maggiore attenzione al cuore del Paese, «schiacciato tra Lega Nord e partito del Sud».
«Marche, Toscana, Umbria, Lazio e Emilia Romagna – spiega il Presidente- rischiano di restare compresse da un governo che si preoccupa di rispondere ai ricatti della Lega e a quelli di Lombardo e del cosiddetto ‘partito del Sud»’
Ai colleghi delle altre regioni, al di là delle appartenenze politiche,  viene chiesto di «progettare insieme questo importante pezzo d’Italia, concordare interventi, promuovere e sostenere l’economia, aprire un tavolo di confronto con il Governo».
Crisi economica, sanità, ripartizione di fondi europei, federalismo, infrastrutture (la superstrada Fano-Grosseto ad esempio, che doveva essere il più importante collegamento tra le coste adriatica e tirrenica è bloccata) i temi cruciali.
La «Questione Centro Italia», come la chiama il presidente della Provincia di Pesaro, «non è motivo di rivendicazioni partitiche. C’è solo la necessità di uscire insieme dalla crisi, riaffermando che il progetto per l’Italia non solo deve essere unico, ma deve avere un’attenzione particolare alle necessità di ogni singola regione». Maggioranza e opposizione «devono avere chiaro che lo sviluppo non si gioca sulle contrapposizioni, sul peso dell’elettorato, ma sulla visione unitaria del Paese, come ricorda il presidente della Repubblica Napolitano». E non può esserci visione unitaria «se non viene coinvolto il centro Italia, la cerniera che tiene unita questa nazione». E se le regioni centrali «possano giocare un ruolo determinante per la ripresa economica», non va dimenticato che «una parte delle nostre piccole imprese non riaprirà dopo le ferie estive». Dunque,  «serve l’impegno di tutti».

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