La politica degli alti prezzi praticata in Umbria per i vini, sia pure di alta qualità, mostra tutta la sua illusorietà.
C’erano fino a poco tempo fa cantine rinomate il cui guadagno si collocava ai vertici della graduatoria nazionale ed europea ma ora c’ è troppo Sagrantino invenduto nelle cantine ed il prezzo delle uve negli ultimi anni è crollato.
La crisi del Sagrantino ha provocato un accumulo di giacenze nei magazzini delle imprese produttrici, con conseguenti problemi di bilancio e finanziari, indotti dalla riduzione dei flussi di cassa e dalla difficoltà di stoccaggio.
Si è assistito ad una impressionante riduzione del prezzo delle uve, calato dagli oltre 250 euro/quintale del 2002 agli attuali 60-70 euro/quintale.
La produzione di Sagrantino, secondo i dati del Consorzio dei produttori, è passata dai 5 mila 122 ettolitri del 2002 ai 18 mila 979 del 2006 (che, in bottiglie immesse sul mercato, vuol dire un aumento da 682 mila a 2 milioni e 500 mila), mentre il principale mercato di riferimento è rimasto quello regionale, dove viene ancora venduto il 60 per cento del vino prodotto.
La giunta regionale, venendo in soccorso al consorzio dei produttori, ha deciso di prorogare fino al 2012 il divieto di impiantare nuovi vigneti di Sagrantino doc. Divieto che era già in atto e che sarebbe dovuto scadere quest’ anno.
Rimarrà invece, se la situazione non cambierà, fino alla fine della campagna viticola 2011/2012.
Se diminuire la concorrenza e la produzione servirà a stabilizzare i prezzi delle uve, nonché a svuotare le cantine, lo dirà solo il futuro ma appare certo che anche i produttori dei vini dovranno fare la loro parte e considerare che il Sagrantino deve dare un buon reddito ma non può sostituire il jackpot del super-enalotto.
Intanto da quel versante Marco Caprai è pesantemente critico e parla di « scellerata visione politico-amministrativa regionale, che ha accompagnato la gestione di un sorprendente successo imprenditoriale, di cui si voleva distribuire il raccolto senza aver partecipato alla semina ». «Altri fattori come, evidentemente, l’attuale crisi economica mondiale – continua Caprai, in una nota – hanno concorso a questa situazione di emergenza, ma la quintuplicazione degli impianti dei vigneti a Sagrantino, avvenuta dal 2000 al 2005, ed ancora non arrestata con decisione, pone pesanti interrogativi su circa 150 milioni di euro investiti per costruire un clamoroso aumento di capacità produttiva senza pensare al mercato».
«Per di più – aggiunge il viticoltore – liquidando preziosi strumenti di promozione come il Centro Agro Alimentare, dopo averlo occupato politicamente durante gli anni ’90, quando l’istituzione supportava con successo il ‘fenomenò Sagrantino con un’azione di promozione e comunicazione strategica».
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