"Da sempre la zootecnia è considerata parte integrante delle attività agronomiche ed una fonte importantissima di risorse naturali per la concimazione dei terreni agricoli; tutti gli agronomi ed in genere chi si intende di agricoltura è concorde nell’ avvalorare questa linea di principio. Tutti… tranne l’ex sindaco del comune di Marsciano, Mario Tiberi, agronomo, notoriamente avverso già durante i suoi due mandati da sindaco al biodigestore di Olmeto ed agli allevamenti ad esso collegati.
Nel corso di un pubblico incontro avvenuto nel durante della festa di Liberazione a Schiavo, ha asserito che “per la zootecnia in Umbria non c’è più spazio e che bisogna percorrere strade diverse”. L’ ex sindaco ha così pronunciato il suo personale necrologio della zootecnia umbra alla presenza dei rappresentanti del Movimento per la qualità della vita, di Rifondazione Comunista, Marsciano Democratica e del Comitato per la qualità della vita di Olmeto e Sant’Elena, ai quali, ha detto quello che volevano sentirsi dire.
Gli allevatori, attraverso la Cooperativa CEAM, ritenendo offensive ed inopportune affermazioni così gravi, esprimono profondo disappunto nel vedere la propria immagine lesa costantemente, sia dagli organi di stampa sia da coloro che, a vario titolo, si arrogano il diritto di discutere del loro futuro e l’ipocrisia di chi si dice dispiaciuto per quanto sta accadendo ma che in fondo ne prova un sottile e perfido compiacimento.
Lo stop imposto all’ impianto di Olmeto, conseguenza di una gestione che definire discutibile è un eufemismo, sta compromettendo l’ intera filiera produttiva che comprende, oltre agli allevatori, le industrie di produzione di mangimi, di trasporto, di produzione degli insaccati, prosciuttifici, distribuzione e vendita.
Si sta mettendo a rischio la tradizione della norcineria locale che attraverso un lungo processo di qualificazione ha raggiunto traguardi importanti con i marchi di qualità del Prosciutto di Parma e S. Daniele e Prosciutto di Norcia, il futuro di circa 40 aziende ed il posto di lavoro di 160 persone, oltre ad un indotto economico di tutto rispetto per l’ economia locale e regionale.
La logica vuole che non è concepibile cancellare con un colpo di spugna aziende che con notevoli sforzi economici hanno programmato e realizzato investimenti tesi a rendere la propria attività tecnicamente ed economicamente valida, adeguandola alle normative sull’impatto ambientale, benessere animale e sicurezza nei luoghi di lavoro; tali investimenti sono stati effettuati perché c’era un depuratore consorziale che garantiva un certo tipo di servizio.
Ed è pur vero che non è proponibile annullare piccole realtà la cui unica fonte di reddito, data la gravità in cui versa l’agricoltura, è l’allevamento.
Queste poche e semplici considerazioni sembra che il Comune di Marsciano non le abbia minimamente valutate; infatti ha immediatamente vietato il reinstallo degli animali da ingrasso e la sostituzione delle scrofe a fine carriera, permettendo però di chiedere una deroga in caso di utilizzo agronomico dei reflui, ma bloccando di fatto la produzione futura della maggior parte degli allevamenti, creando un ostacolo enorme a chi deve onorare gli impegni finanziari assunti con gli Istituti di Credito e crearsi uno stipendio.
Nonostante la gravità della situazione, nelle riunioni che si sono succedute dalla chiusura del depuratore fino ad oggi gli allevatori sono stati sempre e costantemente esclusi e non è mai stato chiesto il loro intervento diretto, come se la cosa non li riguardasse; invece in quelle riunioni, in quelle stanze, si stava discutendo del loro futuro.
Anche i vari Comitati per la qualità della vita, auspicando la chiusure definitiva dell’impianto di Olmeto, si sono sentiti in dovere di indicare la strada da seguire per la depurazione dei liquami, attuabile, secondo loro, tramite la realizzazione di mini-depuratori aziendali, che però non trovando rispondenza di risultati in nessun altro allevamento su tutto il territorio nazionale, perché non ne esistono, dovranno essere sperimentati; si dice gratuitamente.
A questo proposito è necessario fare alcune considerazioni molto importanti e cioè che la realizzazione di tanti depuratori aziendali che siano quelli proposti dai Comitati o anche di altro genere potrebbero creare non poche difficoltà , dovute ad una gestione complessa a cui non tutti gli allevatori potrebbero essere in grado di far fronte; inoltre, in questa fase, sperimentare ed eventualmente realizzare tanti mini depuratori in breve tempo non è materialmente possibile; l’inverno si avvicina, bisogna far presto a trovare una soluzione e dal momento che non tutti hanno stoccaggi sufficienti già ci si danna l’anima per poter effettuare la fertirrigazione, anche in terreni lontani, ovviamente con costi proibitivi, creando anche problemi di viabilità.
La Coop. CEAM , avendo visionato in questi giorni realtà del Nord molto più consistenti di quella locale che non incontrano le difficoltà evidenziate in Umbria, in un tavolo tecnico organizzato dal Comune di Marsciano, proporrà alcune possibili alternative alla soluzione più auspicata da parte degli allevatori e sulla quale si spera che le varie componenti politiche e di Governo Regionale lavorino per trovare nel più breve tempo possibile una visione comune di intenti, che è la riattivazione a breve del depuratore consortile di Olmeto, il quale dovrà innanzitutto avere una gestione efficiente, in modo da garantire il futuro di tante aziende zootecniche e la vivibilità ambientale della zona, tenendo presente che in questo ambiente vivono anche gli allevatori, le loro famiglie e …….Mario Tiberi".










