Il Coronavirus si è abbattuto, sul mondo dei mercati finanziari, come un ciclone. Distruggendo, peraltro, quasi un decennio di certezze e di andamento regolare dell’economia mondiale, ripresasi alla grande all’indomani della grande depressione finanziaria dell’anno nero per antonomasia, il 2008. Le previsioni per il prossimo decennio, cominciato nell’anno attualmente in corso, hanno dovuto subire i primi ridimensionamenti all’indomani dello scoppio della pandemia, che ha praticamente fermato il tempo e congelato il primo semestre di quest’anno.
ANCORA BRUTTE NOTIZIE
La scorsa settimana non è stata una delle migliori. Pochi eventi importanti, da un punto di vista finanziario, che hanno fatto schizzare la volatilità. Ancora una volta l’attenzione dei mercati è finita quasi esclusivamente sull’emergenza sanitaria. Logico fare due considerazioni: se la prima ondata del Covid-19 ha avuto effetti così drammatici, una eventuale, seconda ondata, cosa porterà? Domande lecite e sacrosante da porsi per farsi trovare preparati dinanzi a qualsiasi tipo di emergenza, anche alla luce di nuove ondate di Covid-19, nate tra Cina, Giappone e Australia.
“Anzitutto il rischio non è nell’espansione del virus in sé, ma nell’eventualità che esso porti ad una nuova quarantena, un lockdown drammatico per l’economia”, spiegano dal Centro Studi Moneyfarm. Cosa che vanificherebbe, tra l’altro, ogni aspettativa economica di ripresa in vista del 2021, considerato ormai di ripresa. E quello dell’intera chiusura economica non è, tuttavia, l’unico esito possibile. Bisogna stare attenti certamente ma anche guardare ai lati positivi che pur ci sono, in una situazione così controversa.
I LATI POSITIVI
I Paesi che hanno subito il Coronavirus con maggior forza, e quindi impegnati in prima linea nella lotta alla pandemia, potranno logicamente agire in maniera se non altro più consapevole dinanzi a nuove ondate di virus, meglio preparati e pronti. Alcuni Stati che hanno meglio gestito l’emergenza sanitaria sono stati gli stessi che hanno già vissuto altre epidemie di ugual portata: ci si riferisce qui ovviamente a Cina, Vietnam, Corea del Sud, Giappone. Da escludere, dunque, una recidività di errori da parte di questi paesi che con le prime “seconde” ondate hanno risposto nettamente meglio che a marzo. Complice una struttura sanitaria all’altezza, cresciuta negli anni e arrivata almeno in parte preparata di fronte al virus. Benefici che vengono dalla lungimiranza negli investimenti nel settore sanitario. Per evitare il dramma di marzo, è possibile ricorrere sempre al tamponamento, se fatto con intelligenza. Tanti tamponi con un campionamento efficace insomma. Il virus potrà essere meglio controllato. Da un punto di vista sociale è auspicabile attendersi un modo di vivere più responsabile, con tutte le precauzioni del caso.
I LATI NEGATIVI
Un potenziale fattore di rischio è rintracciabile nella disponibilità dei cittadini di rientrare nuovamente in quarantena e nella capacità dei governi di ricorrere a misure drastiche in maniera tempestiva. Non aiuta, in questo caso, l’ormai annoso dibattito tra “esperti”, che impazza sui social e che porta, in alcuni casi, i cittadini a dubitare delle misure adottate dai governi per contenere la pandemia. Molti si chiedono se, per preservare l’economia, non sia meglio ignorare o bypassare le misure di emergenza. Evitando, così, nuove chiusure. Possibilità remota, allo stato dell’arte. Il lockdown è poi infine arrivato anche in quei paesi che avevano scelto l’economia al posto della salute, come USA o Brasile. La situazione è estremamente incerta, anche sul mercato: anche in caso di seconda ondata l’emergenza dovrebbe essere gestita in maniera meno intrusiva rispetto a marzo. Certezze non ve ne sono, in un sistema così globalizzato come il nostro. I mercati, per questo, guardano ad ogni notizia, anche alle meno importanti e circoscritte, per capire l’evoluzione dell’emergenza nei prossimi mesi.










