Una ricerca della 'Fondazione Intercultura'  condotta sui 1.432 studenti di liceo e istituti professionali in otto città di quattro regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia)
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Da una ricerca della ‘Fondazione Intercultura’ presentata a Reggio Emilia e condotta nelle scuole superiori un quadro della gioventù italiana che probabilmente è di tutta la società italiana.
Nelle scuole superiori italiane sei studenti su dieci rappresentano pesanti pregiudizi nei confronti di Rom, omosessuali e disabili.
Si tratta di un’indagine condotta sui 1.432 studenti di liceo e istituti professionali in otto città di quattro regioni (Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia).
Dal rapporto emerge in primo luogo una "forte carenza di informazione sull’immigrazione" in generale (a cominciare dal numero di stranieri presenti in Italia che, per alcuni, sono il 60% della popolazione).
Dalle interviste risulta poi che quasi un quarto degli studenti è "completamente d’accordo" sul fatto di "bloccare l’accesso agli extracomunitari". Forti le chiusure nei confronti delle singole categorie. Il 60% degli studenti indica che essere "straniero" è penalizzante nel proprio contesto sociale.
Essere Rom o musulmani è ritenuta una "condizione di svantaggio" da parte dell’87%
di chi frequenta i licei (con picchi del 90% nelle province di Vicenza) e dal 76% degli iscritti agli istituti professionali.
Il secondo fattore di esclusione per gli adolescenti italiani è l’essere omosessuale: la percentuale più alta di discriminazione si registra in Toscana (84% nei licei, 61% nei professionali), mentre la più bassa in Emilia-Romagna (80% dei licei, ma 88% negli istituti tecnici).
Per quanto riguarda il settore handicap, il dato più rilevante della ricerca della "Fondazione Intercultura" si riscontra nei licei scientifici emiliani dove per il 93% degli studenti essere disabile è fattore di esclusione. Segue il Veneto. I più "tolleranti" in Puglia.
"La vicinanza dell’immigrato non cambia il pregiudizio che non viene contraddetto dalla conoscenza delle singole persone", commenta il segretario generale della Fondazione Intercultura Roberto Ruffino.
 La discriminazione poi non è influenzata dal fattore regionale o scolastico, "anzi nella scuola tradizionale è più accesa". La strada dell’integrazione insomma, conclude Ruffino, "è ancora lunghissima e più difficile in tempi di crisi".
 

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