Quelli che… pensano( e purtroppo ci riescono) a ridurre i trattamenti pensionistici pubblici con la mira di incamerare e gestire senza tanti controlli centinaia di miliardi scuciti dalle tasche dei lavoratori, nel nome di una fantomatica “previdenza integrativa” sorridono amaro.
I risultati raggiunti dalla previdenza complementare italiana sono «particolarmente scoraggianti»: a due anni dall’entrata in vigore della riforma, alla fine del 2008, il tasso medio di adesione è solo al 20%.
Sono le valutazioni del presidente di Assogestioni, Marcello Messori, nel corso di una audizione al Senato. «Lo stato e la dinamica delle adesioni alle varie forme pensionistiche lasciano emergere una situazione assai lontana da quella auspicata e attesa», osserva«, facendo riferimento anche al fatto che nel 2008 "il totale delle nuove adesioni è stato pari a sole 430mila unità, con un incremento percentuale rispetto agli iscritti di fine 2007 di poco superiore al 9%".
Tenuto conto delle uscite, prosegue Messori, “nel 2008 il numero totale degli iscritti è cresciuto di appena 290mila unità, ossia meno del 6,5% rispetto all’anno precedente e, per giunta, una quota non trascurabile degli iscritti non versa, da tempo, alcun contributo”.
I risultati “sono largamente imputabili alla crisi finanziaria”, ma, aggiunge Messori, “resta il fatto che, a prescindere dall’impatto negativo della crisi, i risultati raggiunti dalla previdenza complementare italiana sono particolarmente scoraggianti se confrontati con i risultati attesi dalla riforma normativa approvata nel 2005 e resa operativa a inizio 2007”.
Ma più probabilmente i lavoratori italiani hanno capito che affidare i loro soldi ai privati è quasi come buttarli in un buio pozzo e preferiscono, se li hanno, tenerli sotto il mattone.
I risultati raggiunti dalla previdenza complementare italiana sono «particolarmente scoraggianti»: a due anni dall’entrata in vigore della riforma, alla fine del 2008, il tasso medio di adesione è solo al 20%.
Sono le valutazioni del presidente di Assogestioni, Marcello Messori, nel corso di una audizione al Senato. «Lo stato e la dinamica delle adesioni alle varie forme pensionistiche lasciano emergere una situazione assai lontana da quella auspicata e attesa», osserva«, facendo riferimento anche al fatto che nel 2008 "il totale delle nuove adesioni è stato pari a sole 430mila unità, con un incremento percentuale rispetto agli iscritti di fine 2007 di poco superiore al 9%".
Tenuto conto delle uscite, prosegue Messori, “nel 2008 il numero totale degli iscritti è cresciuto di appena 290mila unità, ossia meno del 6,5% rispetto all’anno precedente e, per giunta, una quota non trascurabile degli iscritti non versa, da tempo, alcun contributo”.
I risultati “sono largamente imputabili alla crisi finanziaria”, ma, aggiunge Messori, “resta il fatto che, a prescindere dall’impatto negativo della crisi, i risultati raggiunti dalla previdenza complementare italiana sono particolarmente scoraggianti se confrontati con i risultati attesi dalla riforma normativa approvata nel 2005 e resa operativa a inizio 2007”.
Ma più probabilmente i lavoratori italiani hanno capito che affidare i loro soldi ai privati è quasi come buttarli in un buio pozzo e preferiscono, se li hanno, tenerli sotto il mattone.







