Le campagne del ministro rischiano di distruggere quello che, di buono, è rimasto nella pubblica amministrazione, ma il disagio viene da lontano: dalla riforma Bassanini
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Sarà pur vero che il lavoro precario crea stress, come abbiamo già visto è provato scientificamente e anche col semplice senso comune non c’è da dubitarne.
Ma anche tra i dipendenti pubblici, quelli che sono in maggioranza titolari di un posto fisso, serpeggierebbe un crescente disagio da stress, legato a eccessivi carichi di lavoro, difficili rapporti in­terpersonali e frustrazione da mancato riconoscimento del ri­sultato raggiunto.
La novità emerge da uno studio dell’Uni­versità di Verona.
Fenomeno imperante che por­ta a produrre male e di meno, causa problemi psicologici e fi­sici ed è frutto di una mancata organizzazione del lavoro, di una carente attenzione alle persone, alla loro valorizzazione e alla condivisione degli obiettivi .
Il maggior motivo di sofferenza per i dipendenti pubblici è il fatto di non sentirsi mai elogiare quando l’ente o l’ufficio di riferimento taglia un traguardo importante, salvo poi prendersi lavate di capo se qualche cosa va storto o è andato dritto ma non nel verso voluto dai capi.
Il loro apporto viene dato per scontato, proprio per l’incapacità dei dirigenti di gestire le risorse umane che di solito sono apprezzate solo quando dicono sempre di si o quando eseguono senza pensare ordini dall’alto.
Ma questa insufficienza dei capi è la logica conseguenza dello stress che anche essi subiscono.
La dirigenza pubblica italiana di fatto è precaria
.
Scelta dai politici e soggetta a rinnovo teoricamente condizionato dalla bontà dei risultati raggiunti ma praticamente all’appartenenza alla parte politica dominante al momento ed al soddisfacimento dei desideri di questa, che non sempre tengono conto di percorsi trasparenti e legittimi.
I dirigenti sia che siano allineati che non lo siano, pressati dall’alto scaricano le tensioni sui loro dipendenti, vedendo in quelli che magari hanno da fare obiezioni, magari legittime e magari per sottrarsi a rischi di illegalità, dei potenziali sabotatori del loro rapporto con la parte politica.
La cultura per guidare una squadra, molti dirigenti magari l’avrebbero ma poco per volta la perdono ed il bello che i responsabili sono stati i molti teorici  di provenienza social-comunista che per dimostrarsi più capitalisti dei capitalisti, come sempre accade, sono passati da un’eccesso all’altro, con una importante differenza.
Prima il politico che sbagliava volutamente era corresponsabile, mentre ora è più facile imporre gli errori ad una dirigenza che non può dir di no, salvo pentirsene.
I lavoratori più a rischio sono quelli «nascosti» negli uffici.
Invece i colleghi a contatto con l’utente, come gli operatori sociosanitari o dei trasporti, compensano il disagio del mancato riconoscimento da parte dei capi del valore del proprio operato, con le soddisfazioni raccolte dai cittadini, ma anche questo ha un prezzo pesante per i capi non graditi che vengono additati almeno come incompetenti al pubblico disprezzo proprio da coloro che presso il pubblico hanno acquisito un accreditamento di serietà .
Lo stress viene inoltre avvertito in modo particolare dai 40/50enni, che hanno iniziato a lavorare con una mole di impegno e richieste meno pressanti, quando il detto era “ i politici passano come i treni ed i dirigenti restano come le stazioni”, e dalle donne, costrette a conciliare mestiere e famiglia..

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