In una lettera agli umbri, il segretario generale Uil Bendini, ricorda l’importanza della storia e del ricordo in un presente segnato dalla pandemia
25 aprile

Il 76esimo anniversario della Liberazione lo ricorderemo come il secondo 25 aprile celebrato in piena pandemia. A distanza di un anno dal 2020 che ci ha costretto a rinchiudere il fervore di una memoria storica entro il perimetro delle mura domestiche, oggi la situazione non è cambiata. Il 25 aprile 2021 torna ad essere per la seconda volta una festa nazionale contenuta nelle restrizioni; l’esclusione della cittadinanza dalle manifestazioni alle quali eravamo abituati è tamponata dalle iniziative promosse dai comuni, tra le quali i tentativi di partecipazione online alle commemorazioni riproducono un’unione civile, seppur virtuale. 

Eppure questo 25 aprile potrebbe ben essere un’occasione per riflettere su noi stessi, su una libertà conquistata e che oggi sembra stritolata tra distanze imposte e limitazioni inevitabili. Un’occasione per ripercorrere la strada fatta finora e che da un anno sembra essersi interrotta a un bivio, davanti a un’incertezza dissolubile solo con il tempo. E infine, un’occasione per investire gli insegnamenti che provengono da un giorno così importante nella speranza che tutto ciò che stiamo vivendo possa, un giorno, finire. 

È questo il senso che si evince dalla lettera del segretario generale UIL Claudio Bendini agli umbri, redatta in occasione della festa nazionale della Liberazione d’Italia. “è già trascorso un anno da quel 25 aprile in cui avevamo espresso preoccupazioni e auspici per il futuro. A distanza di dodici mesi da quella Festa della Liberazione, eccoci di nuovo a riflettere sulla nostra condizioni di italiani colpiti dalla pandemia, negli affetti, nel lavoro e persino nel tempo libero.  […] è una dura prova quella che stiamo vivendo, ma c’è la certezza che quanto di positivo dimostrato dagli italiani, con i loro sacrifici e la loro fiducia nelle istituzioni, sia in fondo un retaggio di quei valori che proprio da questa giornata trovano fonte e riferimento”.  

Ed ecco che l’importanza della storia che spesso ignoriamo si traduce nel recupero dei valori che ci permettono di credere e di vivere oltre ogni forma di scetticismo. Infatti, come continua Bendini “quei valori a cui tutti oggi ci aggrappiamo sono il frutto di quel periodo storico.” Parole che invitano a guardare alla Liberazione come all’opportunità di vivere un tempo fuori dalla realtà asettica imposta dalla pandemia e per il quale non ha senso imbavagliare il ricordo. In fondo se è vero che la storia insegna, potremmo imparare ad essere coraggiosi come i nostri nonni e bisnonni, che sanno raccontare quanto sia importante l’impegno unanime per vincere una battaglia. Oggi siamo chiamati a replicare lo stesso coraggio che ci viene tramandato dal bagaglio pesante della storia che ci accomuna. “Dicevamo che siamo stati chiamati a una nuova resistenza: adesso non è il momento di cedere e la fiducia non deve venir meno”, aggiunge Bendini. 

E allora, dovremmo vivere questo 25 aprile come festa del coraggio che annulla le distanze, del sacrificio scritto sulla pelle di chi ci ha preceduti, del preludio delle libertà garantite e della Costituzione, in cui sono scritti i nomi di tutti gli italiani, diversi ma uguali. Oggi dobbiamo resistere ad un futuro imbrigliato dall’incertezza, pertanto occorre restituire alla memoria il suo compito fondamentale, quello di ricordarci di essere figli di una stessa storia, qui e ora. è la storia che ci rammenta di essere un popolo nato e cresciuto sui propri meriti e sui propri errori. Quindi oggi “ricordiamoci sempre che dalla dura prova del Covid possiamo trarre qualcosa di buono e di importante, come la Storia ci insegna”. 

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