Non fosse accaduto che giorni fa a Pescara un 47enne agli arresti domiciliari, per aver perseguitato la sua ex, è fuggito per andare a sparare a lei e al nuovo compagno, si potrebbe dire che la legge contro lo stalking è stata un successo.
Purtroppo sembra che poi, dopo le denunce e gli accertamenti, questo reato venga considerato minore ed ai colpevoli non si impedisca di continuare e fare peggio.
Un problema di scarsa condiderazione delle vittime potenziali, che riguarda un pò tutti i reati contro la persona dove, forse, il principio di innocenza fino a condanna e lo scopo della riabilitazione dei rei, dovrebbe essere meglio bilanciato con il diritto delle persone alla propria incolumità.
520 arresti e 2.950 denunce: questi i dati emersi nei primi sei mesi dell’entrata in vigore della legge contro lo stalking (da febbraio ad agosto).
Secondo quanto raccolto dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale le vittime di stalking, ossia un atteggiamento violento e persecutorio, insistente, che costringe la vittima a cambiare la propria condotta di vita e per il quale è prevista anche la reclusione da sei mesi a quattro anni, sono per l’80,03 per cento donne, contro il 19,97 per cento di uomini.
Gli autori degli atti persecutori sono nella maggior parte dei casi uomini italiani. Si tratta di atteggiamenti sempre più diffusi che possono iniziare con semplici sms, ma che spesso alla fine si trasformano in comportamenti violenti e pericolosi, fino alla vera e propria violenza fisica.
- Redazione
- 14 Novembre 2009










