E’ notizia di questi giorni che la cittadina americana ha bloccato la realizzazione di “Perugia park”, decidendo che intitolare un parco alla cittadina Umbra dopo la condanna della loro concittadina, sia una provocazione.
La notizia è stata diffusa dal Seattle Times e potrebbe essere un anticipo della rottura di questo gemellaggio che esiste dal 1993: come se non bastassero le polemiche dell’opinione pubblica americana e di alcuni politici, ora anche un parco si mette di traverso nei rapporti fra la cittadina umbra e quella nordamericana.
La decisione di bloccare l’intitolazione del parco sembra sia stata presa dal sovrintendente per i parchi dell’amministrazione locale, Tim Gallagher, che ha pensato di farsi portavoce dei sentimenti antiitaliani ed antiperugini degli abitanti di Seattle: basti pensare che alcuni giornalisti americani, subito dopo la condanna a 26 anni della loro concittadina, hanno affermato che “la giuria era mossa da sentimenti antiamericani, prova ne sarebbe la fascia tricolore che i componenti della giuria popolare portavano addosso”.
Per il momento Tim Gallagher ha parlato solo di un “rinvio a primavera della titolazione del parco”, che magari verrà rinviato a dopo il processo d’appello e così via fino all’assoluzione della loro concittadina; al momento, delle 21 città gemellate, solo 6 hanno un parco dedicato a Seattle.
Basta andare sul sito ufficiale dell’associazione di gemellaggio Seattle – Perugia per capire l’importanza della questione: li non si parla del parco ma in home page si parla proprio di Amanda Knox, affermando che “questo sfortunato incidente non deve intaccare il lungo e solido rapporto tra Seattle e Perugia” e proprio per questo rimandano ad un articolo sulla “vera Perugia” scritto da loro nel 2007.
E’ Mike James, portavoce dell’associazione di gemellaggio, ad augurarsi che le due vicende, quella di Amanda, e quella del gemellaggio con Perugia, rimangano ben separate: “Non possiamo giudicare un’intera città solo per una sentenza emessa da un suo tribunale”.
Il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali si è visto costretto a scrivere al suo collega di Seattle in merito alla vicenda, auspicando che le relazioni tra le due città «non debbano essere compromesse da una vicenda che è deve restare soltanto giudiziaria». «Le nostre due comunità – continua Boccali – non c’entrano nulla. Certo io non ho visto nessun fumus di antiamericanismo in città, nè credo che i giudici del processo siano stati mossi da altre ragioni che non fossero esclusivamente gli atti processuali»
- Matteo Berlenga
- 2 Gennaio 2010










