Le strutture degli ospedali dimessi, nel quadro dell’ammodernamento delle strutture sanitarie dell’Umbria, sono una croce in quasi tutte le situazioni. Solo per l’Ospedale di Foligno e parzialmente per il nosocomio di Gubbio sono stati avviati interventi di recupero e riutilizzazione.
Una situazione analoga, almeno parzialmente, a quella che si prospetta per Todi è nell’alta valle del Tevere ed i motivi dell’insuccesso sono probabilmente gli stessi: storici.
L’assessore regionale alle risorse finanziarie, Vincenzo Riommi rispondendo ad una interrogazione di Oliviero Dottorini (Idv) nella quale denunciava la "Situazione di degrado e abbandono" della struttura dell’ex ospedale tifernate a seguito della costruzione del nuovo ospedale avvenuta nel 2000, ha, infatti, fatto presente che "Le strutture del vecchio ospedale di Città di Castello, come quelle degli altri ospedali vecchi e dismessi, tutte strutture di grande valore e storiche, vanno dismesse previa creazione delle migliori condizioni per ottenere un utile risultato, poiché il loro valore economico finanzi le politiche di investimento sanitario della Regione, in tutte quelle situazioni, cioè, dove si sono verificati i presupposti per la costruzione di nuovi ospedali". Riommi, dopo aver sottolineato che la sua competenza riguarda soltanto la destinazione d’uso della struttura, ha aggiunto che, "a partire dal 2007, l’anno in cui è stata, fisicamente e giuridicamente presa in carico la struttura da parte del Patrimonio (prima in carico alla Usl 1) è stato attivato il percorso per la procedura della dismissione di questo bene, oltre che per la sua tutela. Abbiamo incontrato, in via preliminare, una difficoltà relativa al mix tra tipologia di interventi necessari ed ammessi sulla struttura e sue potenzialità economiche che determina, al momento, una incommerciabilità.
Non tanto perché la zona non sia prestigiosa e non abbia confacenti destinazioni d’uso, ma per i vincoli, comunque giusti, poiché la struttura è del 1700, con un piano attuativo caratterizzato da rigorose prescrizioni e quindi con un valore economico tale per cui nessuno è interessato all’acquisto.
D’altra parte – ha aggiunto Riommi – il Comune di Città di Castello, al contrario di altri Comuni, non ha mai utilizzato, ne chiesto di farlo la norma prevista dalla Legge 14 che prevede la possibilità dell’acquisizione diretta da parte del Comune.
Attualmente abbiamo riattivato il percorso di confronto con l’Amministrazione comunale di Città di Castello chiedendo di valutare una nuova funzionalità urbanistica e nuove previsioni urbanistiche".
- Redazione
- 27 Gennaio 2010











