La denuncia della Corte dei Conti è di quelle che non possono essere archiviate in fretta. L’Italia continua ad essere violentata dalla corruzione e non c’è regione che si salvi.
La corruzione è come un tumore maligno che devasta e corrode il tessuto più vitale e operoso della società e s’annida dovunque e su tutto spalma lo schifo che la gente perbene non tollera più.
L’elenco delle azioni di criminalità contabile fornito dal procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, spazia dalla sanità alle opere pubbliche, dalle frodi comunitarie ai danni al patrimonio, dalle consulenze e incarichi alla gestione degli appalti fino alle truffe della riscossione tributi.
E’ una lava incandescente che estingue risorse e travolge tutto e tutto seppellisce nonostante gli sforzi della magistratura, dei carabinieri, della guardia di finanza, indifferente alla protesta sdegnata delle vittime e all’insofferenza degli onesti.
Le regioni più ricche e quelle con il più elevato numero di dipendenti pubblici sono le più esposte al richiamo della corruzione e della concussione. Le 92 citazioni in giudizio operate nell’anno passato dalla magistratura contabile vedono in testa la Toscana – non era la terra del buongoverno? – con 21 casi, seguita dalla Lombardia con 18, dalla Puglia con 11 e dalla Sicilia con 10. E dopo chi viene? L’Umbria con 7 casi.
Questa quinta posizione nella graduatoria del malaffare e degli sprechi deve far riflettere. Né può consolare la costatazione che accanto all’Umbria c’è il Piemonte, anch’esso con 7 casi di citazione, perchè il Piemonte è tanto più vasto, più ricco e popoloso.
Ma come, avranno pensato tutti coloro che non vivono in Umbria, è corrotta e concussa anche la regione dagli intatti borghi, la terra delle colline idealizzate dal Perugino e dal Pinturicchio, la patria dello spirito mistico, antico e popolare, dipinta da Norberto?
Purtroppo si, è la risposta che con dolore diamo dopo avere letto che la nostra non è più la terra vergine idealizzata forse, certamente ritenuta tale da chi la guarda da lontano e ne invidia la perfezione formale.
Riflettiamo allora insieme dopo avere girato per le strade dell’Umbria, quelle di competenza dell’Anas, quelle che dovrebbero essere affidate alla cura delle due Province, quelle che spettano alla responsabilità dei Comuni.
Che cosa troviamo sulle strade della nostra Regione? Asfalto consumato, buche, strisce di mezzeria e di contorno che, da bianche, dopo poche settimane sono scomparse sotto l’usura degli pneumatici, insegne arrugginite o accartocciate, o sgorbiate dai tanti imbecilli che nella notte non resistono all’impulso di lasciare traccia dei propri disturbi.
Le Province – tra gli enti inutili destinati, dio lo voglia, a scomparire molto presto ma intanto operativi, come s’usa dire, per far intendere che gli uffici sono aperti e le retribuzioni garantite – hanno tanta parte di responsabilità per questo degrado. Sanno o non sanno vigilare? Sanno o non sanno far ripristinare l’asfalto come si dovrebbe, vigilando che l’affidamento dell’opera sia fatto con tutta la cura possibile?
Quante volte avete visto steso, e poi rifatto dopo poco tempo, uno strato d’asfalto che sicuramente, se viene rifatto, non era della consistenza e dello spessore che si deve esigere da un’opera pubblica per la realizzazione della quale vengono spesi sempre i nostri soldi. C’è qualcuno, nelle due aree amministrative, che possa dire di non avere mai visto?
Quelli che nelle due Province, soprattutto in quella di Perugia che brilla per trascuratezza, affidano gli appalti per la pitturazione delle strisce bianche, ritengono di possedere il gusto della correttezza e il dovere dell’affidabilità?
Sanno costoro che si possono pitturare quelle righe bianche con vernici che resistono nel tempo e offrono quella qualità di resa che un committente perbene dovrebbe esigere. Ci sono e si usano. Gli appalti servono proprio per questo. E non è vero che se c’è da sborsare qualche euro di più per la migliore qualità, si sfori la disponibilità di spesa consentita. Si fa solo buona amministrazione impedendo di pagare due volte per una fornitura scadente e si preserva l’amministrazione dall’assalto di quella patologia cancerosa che la Corte dei Conti ha denunciato con brutale crudezza.
Fate la conta delle strade provinciali sulle quali le strisce non si vedono più o si distinguono appena, e gridate con rabbia a quei responsabili quante volte, d’inverno, con la nebbia, avete rischiato di finire nel fosso. E se non ci siete cascati è perchè percorrete la stessa strada più volte al giorno e ne conoscete le curve e le insidie.
Il professor Galli della Loggia, che qualche motivo di affezione per la nostra regione ce l’ha, osserva che tanta corruzione della vita pubblica è da attribuire al modesto senso civico degli italiani. Ammesso che così sia – ed io sono sempre stato un fustigatore dell’insufficienza civica – resta l’evidenza del fatto che la politica è la madre generosa del diffuso malaffare. Politica non come organizzazione della speranza, ma intesa come personale tornaconto per tantissimi che di politica vivono non potendo fare nient’altro.
Ancora due riferimenti ad altrettanti aspetti della vita di tutti i giorni, quella che vorremmo serena e pulita.
Restiamo sulle strade umbre e guardiamo ai bordi di esse, siano di competenza dell’Anas, delle Province, dei Comuni. Che cosa vediamo?
Sporcizia, resti di pattume accumulati da anni d’incuria, che la violenza delle piogge accumula nelle cunette e nei fossi. E’ tollerabile tutto questo ai piedi delle tante sontuose città che fanno celebre la collina umbra? Non viene in mente a tanti lorsignori che questo schifo dev’essere tolto di mezzo, che qualcuno deve prendere in mano pale e ramazze e provvedere? Il buongoverno muove i primi passi anche sulle strade e non soltanto, a parole, nelle aule delle assemblee.
E per restare al buongoverno della cosa pubblica date un’occhiata alle pensiline delle fermate delle linee d’autobus che attraversano le due Province.
Se siete utenti dei mezzi pubblici non vi sarà difficile elencare le magagne e la precarietà delle strutture sotto le quali dovete ripararvi quando piove nell’attesa dell’autobus. Se passate rinchiusi nella vostra macchina non vi potrà sfuggire la vista delle tettoie arrugginite, delle vetrate in frantumi, delle panchine – dove ci sono – che quei lorsignori non vorrebbero nemmeno in un angolo nascosto dei loro privati giardini. Anche sotto quelle pensiline la corruzione ristagna. E sprechi e sprechi e sprechi dovunque.
Mi viene da pensare, restando al nostro piccolo, che se un poco del tanto accanimento messo in campo contro l’illuminazione della Consolazione fosse stato speso per ottenere, da chi ne è responsabile, il rifacimento delle pensiline ospitate nel Comune di Todi, si sarebbero ottenuti almeno due risultati: si sarebbe dato un segnale di attenzione ai tanti che non hanno l’automobile; si sarebbe dimostrato che la preoccupazione per la cura della cosa pubblica oltre che alla luce dei templi guarda anche alla volgarità della strada.








