L'inchiesta, denominata “Free Children”, è stata avviata nella primavera dello scorso anno, allorquando i Carabinieri, anche su segnalazione di alcuni cittadini avevano notato la presenza costante nel comune di Todi di bambini e donne nei pressi di supermercati per chiedere l'elemosina 
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Si è conclusa nelle prime ore di questa mattina una complessa attività investigativa condotta dalla Compagnia CC di Todi, attraverso la Stazione di Massa Martana, che ha permesso di assicurare alla giustizia un gruppo di zingari di etnia rom, facenti parte di un’organizzazione dedita allo sfruttamento di donne e minori.
Si tratta di un’inchiesta, denominata “Free Children”, avviata nella primavera dello scorso anno, allorquando i Carabinieri, anche su segnalazione di alcuni cittadini avevano notato la presenza costante nel comune di Todi di bambini e donne che presidiavano contemporaneamente più esercizi commerciali e luoghi di culto, chiedendo le elemosine. Era stata quindi avviata, attraverso  numerosi ed ininterrotti servizi di appostamento e pedinamento, una sistematica osservazione del fenomeno che ha permesso di accertare che:
 alcuni cittadini romeni, dimoranti nel comune di Perugia,  accompagnavano giornalmente in varie località dell’Umbria  diversi bambini con le loro madri, che venivano suddivisi in più “squadre”;
 le “squadre” di bambini venivano dislocate nei pressi di diversi supermercati o chiese e qui, costretti, sempre insieme alle madri,  chiedevano le elemosine ai passanti;
 i bambini restavano dalla mattina fino alla sera nei  luoghi assegnati dall’organizzazione, in ogni condizione climatica, anche esposti a qualsiasi temperatura;
 gli stessi bambini, durante l’accattonaggio, versavano in uno stato di completo abbandono, vestendo in maniera succinta e presentandosi sporchi; erano malnutriti, in quanto venivano alimentati solo con bevande o cibi di poco conto; quelli in età scolastica, ovviamente, non frequentavano la scuola;
 anche le madri dei bambini mendicanti, venivano sfruttate per l’accattonaggio; infatti, venivano costrette a rimare dinanzi agli esercizi commerciali o alle chiese  anche quando si trovavano in avanzato stato di gravidanza o dovevano provvedere all’allattamento dei loro neonati;
 i componenti dell’organizzazione, mentre i bambini e le madri chiedevano le elemosine, trascorrevano le loro giornate controllando l’operato delle loro vittime o  passando il tempo in parchi pubblici, dove fumavano e bevevano alcolici oppure in bar, giocando ai videogiochi. Dalle indagini svolte è emerso che gli indagati impiegavano i proventi dell’accattonaggio anche  riuscendo a consumare  400 euro al giorno, nel gioco del videopoker;
  tutti componenti dell’associazione per delinquere disarticolata nella mattinata odierna vivevano insieme ai bambini in uno stabile assolutamente insalubre. Si trattava, infatti, di un’abitazione di 90 metri quadri, occupata da 18 persone, di cui 10 bambini, priva di  mobili, con i materassi poggiati sul pavimento ed in  condizioni igieniche ovviamente precarie.   
Il quadro fornito dai Carabinieri alla Procura della Repubblica di Perugia- Direzione Distrettuale Antimafia,  ha permesso di inoltrare al GIP una richiesta di emissione di provvedimenti restrittivi.
Quest’ultimo,  ritenendo che gli elementi forniti dagli investigatori fossero tali da assurgere addirittura a livello di prova, ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di quella che è ritenuta un’associazione per delinquere che, approfittando della inferiorità e della vulnerabilità dei minori e delle madri, avevano posto costoro in uno stato di soggezione continuativa, annullando ogni più elementare diritto della persona.
I soggetti arrestati sono attualmente cinque ed una sesta persona risulta attivamente ricercata.
A loro carico, l’Autorità Giudiziaria ha ipotizzato i gravi delitti –puniti con la reclusione fino a 20 anni – di associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti di riduzione e/o mantenimento in schiavitù o servitù (artt. 416, 600 e 600 octies del Codice Penale).
Gli arrestati sono stati associati presso il carcere di Perugia, mentre i bambini, attraverso i Servizi Sociali del comune di Perugia ed i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura per i minorenni, sono stati alloggiati ed assistiti  in strutture protette.
 

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