A tarda notte arriva anche la "fotografia" del nuovo Consiglio regionale dell’Umbria.
Nell’assemblea di Palazzo Cesaroni, a Perugia, siederanno, per la maggioranza, 12 consiglieri del Partito democratico, 2 dell’Italia dei Valori, 3 per Rifondazione-Pdci, 2 per i Socialisti-Riformisti; per l’opposizione, invece, ci saranno 9 del Pdl, 1 per la Lega Nord e 1 per l’Udc.
Il Pd vede riconfermare 6 consiglieri uscenti; tra i nuovi c’è l’ex sindaco di Marsciano Gianfranco Chiacchieroni, un’elezione storica per lui e per il territorio che rappresenta; insieme a lui entrano Locchi (ex sindaco di Perugia), Checchini (attuale sindaco di Città di Castello), Barberini, Smacchi e Galanello.
Anche il Pdl conferma sei consiglieri uscenti; tra le facce nuove quelle di Maria Rosi e di Massimo Monni e Rocco Valentino.
Tra le non riconferme, invece, quella del segretario regionale del PRC Stefano Vinti, di Enzo Ronca del Pd, di Armando Fronduti, Alfredo Santi ed Enrico Sebastiani del Pdl, di Enrico Melasecche dell’Udc. Stessa sorte per l’ex assessore regionale ai trasporti Giuseppe Mascio e per la sua collega Maria Prodi, anche lei bocciata dalle urne.
Dei 30 seggi, più il presidente, di cui si compone l’assemblea regionale dell’Umbria, 24 sono assegnati con il sistema proporzionale (per le province) e 6 con il sistema maggioritario.
Al netto dei conteggi ufficiali che potranno comportare variazioni, il nuovo consiglio regionale dovrebbe essere composto come di seguito.
Pd: Bottini, Bracco, Rossi, Riommi, Chiacchieroni, Barberini, Cecchini, Smacchi, Locchi, Tomassoni, Brega, Galanello. Idv: Brutti, Dottorini. Prc-Pdci: Carpinelli, Goracci, Stufara. Socialisti Riformisti: Rometti e Buconi.
Pdl: Modena, Zaffini, Lignani Marchesani, Mantovani, Monni, Valentino, Rosi, Nevi, De Sio. Lega: Cirignoni; Udc: Binetti.
La fisionomia del Consiglio è destinata in parte a cambiare, allorchè qualcuno degli eletti nelle file del centrosinistra venga chiamato – come è assai probabile – a far della Giunta esecutiva come assessore. Nel caso di dimissioni subentreranno infatti i primi non eletti.
Questa ipotesi non vale per il centrodestra. Fa eccezione l’Udc, qualora la Binetti decida di rinunciare a Palazzo Cesaroni, possibilità ieri sera smentita dalla diretta interessata.









