In una lettera aperta al Presidente Associazione Nazionale Medici Penitenziari, un ergastolano rinchiuso nel carcere di Spoleto, denuncia i ritardi con cui vengono eseguiti accertamenti diagnostici ai reclusi malati.
Un ritardo che, pur considerando quelli correnti in Umbria per i liberi cittadini, appare eccessivo.
“Dal mese di luglio 2009 ho chiesto una risonanza magnetica o una semplice visita ortopedica, senza mai aver avuto nessun riscontro dall’attuale Dirigente Sanitario dell’Istituto” si dice nella lettera.
Il malanno, forse, non è grave e basterebbe poco per evitare che la condanna alla privazione della libertà sia una condanna alla privazione della vita vissuta.
Il malanno, infatti, inciderebbe proprio sullo stato d’animo del recluso in modo pesante, perché questi passava le sue giornate “in carcere studiando, leggendo, scrivendo e facendo tutte le mattine, nell’orario dell’aria, una corsa di un’ora intorno al cortile del passeggio.
Correvo tutti i giorni, con il sole, il vento, la pioggia e a volte con la neve in faccia.
In questi anni, per almeno un’ora al mattino, mi sono sempre sentito un uomo libero perché i miei pensieri hanno sempre corso insieme alle mie gambe scavalcando il muro di cinta.
Dal mese di luglio 2009 non posso più correre: un problema al ginocchio mi sta impedendo di svolgere qualsiasi attività fisica.”
Un argomento concreto ed attuale per il seminario di domani “La salute negli Istituti penitenziari e nei
servizi minorili regionali”, la cui prima edizione si svolge a Villa Umbra di Pila, con i seguenti obiettivi:
– Promuovere la collaborazione tra sanità e sicurezza attraverso il confronto/condivisione delle diverse culture;
– Favorire il confronto tra le diverse realtà degli Istituti penitenziari e nei servizi minorili umbri









