In merito all’articolo "La Voce parla a Riommi affinchè le donne intendano", riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento della signora Elena Baglioni, cui viene fatta seguire la replica di Mario Ciancaleoni Bartoli e Mauro Giorgi.
"Non so con quale cinismo, con quale limitazione di pensiero, con quale bieco servilismo al potere si riescano a scrivere simili fesserie come quelle sentenziate nell’articolo "La Voce parla a Riommi affinchè le donne intendano” pubblicato da TamTam.
A prescindere da come la si pensi in tema di aborto credo sia oltremodo umiliante dare una lettura così semplicistica ed aberrante della questione affrontata da “La Voce” che ha legittimamente tenuto a sottolineare come, ancora una volta, si cerchi di affrontare il tema della maternità declinando solo protocolli riguardanti l’aborto dimenticando totalmente le politiche sociali a tutela di chi, invece, sceglie di far nascere quel bambino.
Nessuno vuole colpevolizzare chi è costretto ad uccidere il proprio figlio solo perché vive in uno Stato che se ne frega altamente di dare sostegno, aiuto, conforto alle madri che ogni giorno si trovano a fare i conti con una realtà che non è degna di un Paese civile.
Chi ha scritto quell’articolo così arido forse non sa quale sensazione provi una donna dinanzi ad un test di gravidanza positivo, forse non sa quale amore profondissimo lega da subito quella madre a quel figlio, forse non si rende minimamente conto di quale istinto di assoluta protezione pervade la donna che sa di custodire in sé un tesoro inestimabile.
Quella donna, però, oggi è sola, non ha nessuno che le tenda la mano e le dica che un’alternativa all’aborto c’è; le istituzioni pensano a darle una pillola e il lavoro finisce qui!
Il primo atto di un’Amministrazione ha un valore simbolico oltre che di sostanza ed è questo il senso dell’articolo della Voce; ancora una volta si tende a dare soluzioni chimiche ad un problema che investe la sfera più intima e profonda di ogni donna.
Concludo chiedendo all’attento scrittore dell’articolo di TamTam di evitare, per quanto gli è possibile, di tirare “per la giacchetta” tante donne che ogni giorno lottano per dare ai propri figli una vita dignitosa; quelle stesse donne che sono troppo spesso obbligate da una società cieca e abietta ad uccidere il proprio figlio al quale non sono in grado di garantire un futuro.
Se l’Umbria è sempre più vecchia la colpa non è delle donne, nessuno lo ha mai detto né pensato; la colpa è di chi ha il potere di cambiare il destino di tanti bambini, di chi può consentire che tante madri possano tenere tra le braccia il proprio bambino invece di ucciderlo, di chi potrebbe tutelare il diritto alla maternità ed invece si limita a fornire una pillola, molto ben studiata e verificata, che risolva definitivamente il problema.
Elena Baglioni
Risponde l’autore dell’articolo, Mario Ciancaleoni Bartoli:
In riferimento all’intervento di Elena Baglioni si ritiene che nulla di scandaloso si sia riportato nell’articolo cui la signora fa riferimento, se non l’inopportunità di voler attribuire esclusivamente la responsabilità della ridotta natalità umbra alle decisioni private delle donne che scelgono di non avere gravidanze Con ciò non si è minimamente, nell’articolo, né scritto né pensato di rovesciare l’accusa sulle donne che fanno scelte diverse. Di queste ultime, tirate in ballo dalla sig.ra Baglioni, ha parlato solo Lei con sentenze che si commentano da sole e dimostrano quanto poca attenta lettrice sia la stessa.
L’aborto è reso possibile da una legge dello Stato, si può essere anche non d’accordo, ma non ci si può spingere a criminalizzare chi usufruisce di una legge. Se non andiamo erratati c’è stato anche un Papa che ha fatto distinzione tra “peccato” e “peccatori”, individuabili con una legge che non è dello Stato italiano.
Questo non toglie, come ha scritto spesso questo quotidiano, che l’attuale società italiana faccia di tutto per impedire una vita familiare serena che consenta di pensare con tranquillità a perpetuare la specie umana. Di questa scelta del “capitalismo arraffone”, per cui esiste solo l’Homo economicus, sia chi decide di portare avanti le gravidanze sia chi decide di interromperle è, nella stessa misura, vittima. E non ci sono vittime di serie A o di serie B, come non dovrebbero esserci in altri campi, dove la polemica laici -cattolici è ed è stata spesso cavalcata dalle stesse organizzazioni religiose integraliste, che ora agitano la questione della pillola abortiva, percorsi differenziati che consentono a qualcuno di scegliersi, secondo convenienza, una legge di uno Stato o di un altro per risolvere problematiche familiari.
Mario Ciancaleoni Bartoli
Risponde il direttore responsabile della Testata, Mauro Giorgi:
In riferimento all’intervento di Elena Baglioni che esprime la propria e legittima posizione in tema di aborto e di tutto ciò che ne ruota intorno, cogliendo l’occasione da quanto scritto su questa testata di riflesso ad un articolo apparso sul settimanale cattolico umbro “La Voce”, credo che nulla di scandaloso si sia riportato. Mentre sembra proprio immorale e fuori luogo la “sentenza” che emette la signora Baglioni utilizzando parole quali “cinismo”, “limitazione di pensiero” e di “bieco servilismo al potere”, mentre se c’è qualcosa di maligno e di animoso è proprio nelle sue parole, pur rispettando ovviamente, ripeto, la sua posizione sulla questione.
Chiediamo però alla signora Baglioni di fare altrettanto: rispettare le altre posizioni e di non speculare sulle eventuali necessità degli altri. Su questi temi così delicati può e deve nascere un confronto ad ampio raggio dal quale possono uscire diversi punti di vista ma con serenità.
Vorrei ricordare alla Signora Baglioni che non viene ucciso nessun bambino in quanto per i tempi previsti dalla legge non si può definire tale.
Certo è che quando si vanno ad affrontare temi importanti come l’aborto, l’annoso scontro tra laici e cattolici torna sempre alla ribalta. Lo Stato italiano è laico, credo su questo non ci siano discussioni, nonostante le continue interferenze della Chiesa. Pertanto uno Stato che si dica di diritto ha l’obbligo, perché è nella sua natura, di produrre le norme atte a dare gli strumenti giuridici ai suoi cittadini per affrontare le situazioni che li riguardano. Leggi dello Stato quindi, come anche quella contro la pedofilia, di estrema attualità in certi ambienti, o la violenza sessuale.
Si vuole o no, la legge 194 riconosce un diritto preciso alle donne ma anche la loro libertà di scelta.
E’ proprio qui il nodo. Libertà di scelta! Certamente nell’ambito di ciò che è consentito fare! Le donne non sono obbligate ad abortire ad ogni costo, solo in casi estremi e non per capriccio, visto che è proprio la donna a subirne le uniche conseguenze, dal punto di vista fisico, morale e psicologico.
Nessuno Stato agisce contro i suoi cittadini. Le donne che si trovano ad affrontare gravidanze non desiderate hanno la possibilità di scegliere grazie a quella Legge ed oggi di evitare addirittura l’intervento chirurgico mediante la somministrazione di una pillola che le tutela maggiormente.
Ed è dovere del servizio sanitario pubblico, in quanto tale, fornire tutti gli strumenti che lo Stato Italiano riconosce e disciplina con legge per consentire alle stesse di poter scegliere.
La levata di scudi contro la legge sull’aborto, la pillola cosiddetta “del giorno dopo” e agire contro la somministrazione della pillola Ru486, da parte di chi sostiene che tutto ciò è causa del basso livello di natalità, è fuori tempo. Altre sono le cause quali la precarietà del lavoro, le scarse politiche a sostegno della famiglia e un welfare poco attento, che non facilitano certo la procreazione in concomitanza all’evoluzione della società che spinge sempre più le donne a tardare a diventare madri.
Lo Stato deve mettere tutti i cittadini nelle stesse condizioni di fronte agli eventuali problemi che li riguardano, la religione, ovviamente si basa su ben altre motivazioni o “leggi” proprie.
Diversamente accade che, siccome non potrà essere né la signora Baglioni né la Chiesa a decidere la necessità o meno per le altre donne di abortire, chi vive in condizioni agiate può tranquillamente permettersi di abortire presso cliniche private o all’estero, chi invece vive in tutt’altre situazioni non potrà farlo.
Un po’ come sul tema del divorzio! Inaccettabile divorziare ma se uno non bada a spese per rivolgersi al Tribunale della Sacra Rota allora va bene, è addirittura possibile annullare il matrimonio, cancellare un fatto realmente avvenuto. Sbaglio che è sempre la Chiesa a predicare l’uguaglianza, la fraternità e il sostegno per i bisognosi e per coloro che vivono in condizioni di debolezza?
Meno contraddizioni ed ipocrisia e un rendersi maggiormente conto della realtà in cui viviamo.
Mauro Giorgi








