Le commesse hanno subito un calo del 47% e molte imprese hanno chiuso anche per le restrizioni al credito

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Come è ormai la regola la crisi investe l’Umbria quando da altri parti sembra superata.
L’ultimo Rapporto congiunturale di Cna Umbria sul settore costruzioni elenca numeri in calo per la produzione del 36 per cento, degli ordini del 47 per cento e del fatturato del 35.
Tra breve quindi la metà degli occupati nel settore saranno senza lavoro
.
Fermi di conseguenza anche gli investimenti, con soltanto l’8 per cento delle imprese che ha dichiarato di aver investito in macchinari.
In un comunicato, Leonello Antonelli, presidente Cna costruzioni Umbria, sottolinea che nel primo trimestre 2010 il settore ha subito «un ulteriore deterioramento dei livelli occupazionali e un forte stallo sia negli appalti pubblici che nell’edilizia privata.
In sofferenza vistosa sono quasi tutti gli indicatori principali. In particolare, i ricavi registrano un ulteriore calo del 10 per cento rispetto ai livelli già minimi registrati a fine 2009.
Se nei momenti migliori le piccole imprese avevano in portafoglio lavori che permettevano loro di programmare l’attività per qualche mese, oggi – prosegue Antonelli – viviamo alla giornata». La situazione – prosegue il comunicato Cna – è ancora più preoccupante sul piano occupazionale, il ricorso alla cassa integrazione in deroga, è triplicato.
Nel primo trimestre 2010 il solo settore dell’artigianato, a livello regionale, ha registrato la peggiore performance in termini assoluti di cancellazione di imprese.
Sono state 421 le cancellazioni
, di gran lunga superiori alle nuove iscrizioni portando il saldo negativo a ben 128 imprese. Il rischio che si corre è di mettere a repentaglio le professionalità, storie di imprese che per decenni hanno operato sul territorio, creando ricchezza ed occupazione.
A rendere la situazione ancora più fosca è il ricorso al credito, con un peggioramento del 56% dei casi delle condizioni di accesso al credito e delle condizioni dei tassi di interesse praticati (80%), delle garanzie richieste (31%) e dei tempi di concessione del credito (40%).
Molte imprese di costruzioni inoltre sono costrette a rimandare o a rinunciare all`avvio di nuovi interventi di costruzione di iniziativa privata.
Da qui la richiesta alle pubbliche istituzioni di farsi carico di una serie di proposte, tra cui lo snellimento e la semplificazione della procedure burocratico-amministrative, il rilancio immediato delle piccole opere, soprattutto di quelle immediatamente cantierabili, i cui progetti già autorizzati giacciono nei cassetti, il superamento del meccanismo del patto di stabilità, investimenti per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica».

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