Il dato è della Banca d'Italia ma secondo il presidente regionale dell'Abi la situazione sta lentamente migliorando salvo che sul versante degli investimenti, dove brilla solo il fotovoltaico
abi11

In Umbria, le aziende con bilanci completamente inaffidabili sono il 20 per cento.
Per la Banca d’Italia le imprese umbre in gravi difficoltà economiche rappresentano il
30 per cento.
E’ quanto ha sottolineato il presidente di Abi Umbria, Alfredo Pallini, nel corso di una audizione, in seconda Commissione del Consiglio Regionale dell’Umbria, sulla situazione economica nella regione.
Relativamente all’accesso al  credito, argomento evidenziato da molti membri della Commissione, Pallini ha detto che seppure le regole previste da “Basilea 3”, sono state posticipate ed entreranno in vigore nel 2016, il problema delle restrizioni sono comunque, in parte, contenute in “Basilea 2” perciò sono state già strette le maglie per l’accesso al credito.

Per quanto riguarda i tassi di interesse bancari, per operazioni a lunga scadenza, come mutui e finanziamenti, in Umbria sono al di sotto della media nazionale, mentre per quanto riguarda la girata di un titolo o piccoli finanziamenti a breve termine, il tasso di interesse è
superiore a causa del rischio e quindi della qualità del credito
.

Da quanto detto dal presidente regionale di Abi, il sistema bancario ha elargito, per l’economia umbra, 19 miliardi di euro di cui quasi 12 miliardi sono stati concessi ad aziende con sede in Umbria. Di questi, un miliardo di euro riguarda aziende in sofferenza e un altro miliardo posizioni deteriorate e preoccupanti.
I settori in crisi non riguardano soltanto l’edilizia, ma si espandono in moltissime altre direzioni.

Complessivamente ora, per il presidente dell’Abi, Pallini, l’Umbria “sta reagendoabbastanza bene alla crisi. Ci sono problemi strutturali ben conosciuti, che soltanto con la coesione si potranno superare.
Il quadro economico – ha aggiunto – è particolarmente complicato anche se ci troviamo in una situazione migliore, per le imprese, rispetto a qualche mese fa, quando le numerose crisi aziendali ci hanno fatto tremare i polsi”.
Tuttavia non è un segnale positivo la diminuzione di investimenti che “si contano ormai sulle punte delle dita.
Tanto fotovoltaico
– ha detto Pallini – ma su dieci operazioni, una di investimento, le altre nove sono azioni di consolidamento e iniezioni di liquidità”.

condividi su: