Un giovane romeno di 22 anni e’ caduto da circa otto metri d’altezza mentre lavorava in un cantiere edile a Corciano.
Il ragazzo è ricoverato in rianimazione, con riserva di prognosi nell’ospedale di Perugia. Sull’incidente sono in corso accertamenti della polizia.
La Cgil dell’Umbria e la Fillea Cgil di Perugia esprimono “rabbia e preoccupazione” per il grave incidente sul lavoro.“
Per il sindacato dunque, “non bisogna cadere nell’inganno dei dati che parlano di un calo degli infortuni, ovviamente dovuto alla drastica riduzione del lavoro, ma al contrario è necessario alzare la guardia perché nella crisi uno dei primi elementi ad essere sacrificato è proprio quello della sicurezza dei lavoratori”.
“Nell’auspicare che vengano presto chiarite le responsabilità di questo gravissimo episodio – conclude la nota di Cgil e Fillea – vogliamo portare tutta la nostra solidarietà e vicinanza al lavoratore e alla sua famiglia, auspicando una pronta guarigione”.
Rischi mortali corsi senza imbragature nè protetti da parapetti, senza elmetti e le scarpe antinfortunistiche.
Questa è molto spesso la prassi lavorativa per chi opera nell’edilizia.
La regione in cui il dramma è maggiormente sentito è la Campania con 18 vittime delle costruzioni, seguita da Lazio e Lombardia (14), da Veneto ed Emilia Romagna (12) e dalla Sicilia (11).
Nella classifica provinciale invece è Napoli a tenere le fila del dolore con sette morti bianche. Seguono Latina (6), Roma (5), Milano, Belluno e Palermo (4).
A registrare una sola vittima nel settore sono solo Basilicata e Molise. Precedute dal Friuli Venezia Giulia e Umbria (2), Trentino Alto Adige e Sardegna (3), Abruzzo e Liguria (4), Marche e Toscana (5), Piemonte, Puglia e Calabria (8).
Per il Presidente dell’Osservatorio Ingegnere Mauro Rossato “aiuta a comprendere quanto sia indispensabile lavorare sul fronte della formazione e, più in generale, della prevenzione. Perché, per ora, dati alla mano, pare si stia facendo ancora poco”.
Le fascia d’età più colpite sono quelle che vanno dai 40 ai 49 anni (32 casi) e dai 50 ai 59 anni (33 casi).
Una dettagliata analisi, quella elaborata da Vega Engineering, che dipinge nitidamente i contorni dell’emergenza.
Soprattutto al Centro e al Sud della penisola, dove cioè si concentra il maggior numero di incidenti mortali. Il 31,9 per cento in effetti si è verificato nel Centro del Paese, il 25,9 per cento nel Sud, il 10,4 per cento nelle Isole. Mentre il 19,3 per cento nel Nordovest e il 12,6 per cento nel Nordest.
E non è solo la caduta dall’alto a mietere vittime. Tra le cause esaminate dagli esperti di Vega Engineering emergono: lo schiacciamento dovuto alla caduta dall’alto di oggetti pesanti (13 casi), il ribaltamento di mezzi e veicoli in movimento (10), il contatto elettrico diretto (6), il contatto con oggetti o mezzi in movimento (5).
Una strage pressochè quotidiana quella che emerge nell’edilizia.
E a perdere la vita sono anche i lavoratori stranieri (oltre il 15 per cento del totale). Per la precisione i rumeni sono il 28 per cento delle vittime straniere, gli albanesi il 38 per cento.
Il problema di questo Paese quando si parla di edilizia – spiega il Presidente di Vega Engineering – è la mancanza di formazione e di sensibilità sul tema della sicurezza. A partire proprio dai datori di lavoro”.
La loro prima responsabilità infatti è quella di organizzare preventivamente le attività lavorative scegliendo i sistemi di sicurezza da utilizzare, adeguandoli di volta in volta alle specificità del cantiere. Tutto questo è previsto dalla legge che obbliga ogni azienda a redigere il Pos ovvero il Piano operativo sulla sicurezza.
“In molti casi, però – precisa ancora Rossato – si tratta di documenti non conformi, di “faldoni” interminabili, prestampati con misure mai applicate”, magari elaborati da qualche “consulente” improvvisato.
Ed ancora una volta la responsabilità è del datore di lavoro e dei dirigenti che sottovalutano le conseguenze; tralasciando il corretto uso di dispositivi di protezione individuale. Imbragature ed elmetti, infatti, vengono acquistati e forniti, ma troppe volte vengono lasciate dentro un furgone.
Prassi e abitudini scorrette che ‘pare’ possano funzionare esorcizzando il pericolo. Fino a quando arriva la tragedia, stavolta forse sfiorata in Umbria.
Ma forse occorrerebbe da parte di tutti mettere in conto che, volenti o nolenti, nei cantieri edili si realizza una sorta di complice alleanza tra datori di lavoro interessati a fare presto e con guadagno e lavoratori che si sentono infastiditi dalle cautele, sia per gli impicci che creano sul lavoro, da eseguire in tempi sempre più stretti, sia perché tutti si sentono molto esperti ed immuni dai pericoli e temono il "ridicolo" se troppo ligi alle norme.
In situazioni del genere forse ci vuole un “cane da guardia” esterno costantemente in cantiere, non per sanzionare, ma col potere di fermare all’istante il lavoro fin tanto che il potenziale rischio non sia scomparso.









