Passo dopo passo, anziché cercare di colmare quel divario eccessivo tra i ricchi e le altre classi, poveri e ceto medio basso che è la vera causa, certificata anche da Bankitalia, della mancanza di crescita dell’Italia, il divario diventa un abisso.
Oggi il 10% degli italiani possiede il 50% della ricchezza.
Al di là dell’aspetto morale della questione, il guaio grande è che sin dagli albori della scienza economica si sostiene che, superato un certo limite, la propensione a spendere da parte dei ricchi scende al crescere della ricchezza.
Meno consumi equivalgono a meno produzione ed a meno lavoro.
La concentrazione della ricchezza è stata vista come un pericolo sin dai primi anni dello stato unitario italiano, quando vennero emanate norme severe per contrastare la così detta “mano morta” ritenendosi che l’accaparramento congelasse ricchezza e possibilità di sviluppo, ma ora i nostri governanti se lo sono dimenticato.
Ed anche in Umbria, come nel resto d’Italia, il contributo del Governo per il fondo nazionale per l’affitto verra’ ridotto del 77%.
Tale fondo prevede l’erogazione di contributi a favore di famiglie che abitano in affitto ed hanno un canone di locazione eccessivamente oneroso rispetto al reddito.
‘In Umbria nel 2009, sono state presentate circa 10mila domande per l’accesso ai finanziamenti della misura, con un fabbisogno corrispondente pari a 26,5 mln di euro. Ma le risorse disponibili hanno consentito di soddisfare solo il 20% delle richieste ed il fondo statale metteva a disposizione 3.286.000 euro.
Ora, secondo quanto ha comunicato l’assessore regionale Vinti, il contributo statale scenderà a 755.780 euro e così in Umbria il volume dei consumi privati scenderà di 2.530.220 euro e di tanto scenderanno gli affari delle imprese umbre.






