Un patto per i giovani, un tavolo per il futuro dell’Umbria, che non sia un luogo liturgico, ma un laboratorio di idee e soprattutto un cantiere di fatti, che costruisca le condizioni per rendere i Giovani Imprenditori, di tutti i settori, protagonisti del progetto per l’Umbria del prossimo decennio.
Dopo aver anticipato i dati di un sondaggio svolto tra i giovani umbri (riportato per esteso in allegato) è’ la richiesta “forte” che la presidente Chiara Pucciarini, presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio, ha rivolto alla Regione Umbria – rappresentata dall’assessore regionale al Commercio e Turismo Fabrizio Bracco – in occasione del “1° Forum Giovani Imprenditori Confcommercio della provincia di Perugia”.
Dopo aver anticipato i dati di un sondaggio svolto tra i giovani umbri (riportato per esteso in allegato) è’ la richiesta “forte” che la presidente Chiara Pucciarini, presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio, ha rivolto alla Regione Umbria – rappresentata dall’assessore regionale al Commercio e Turismo Fabrizio Bracco – in occasione del “1° Forum Giovani Imprenditori Confcommercio della provincia di Perugia”.
Diffusione della cultura d’impresa, “addestramento” al fare impresa – per evitare il trauma sociale ed economico di tante aziende che aprono e chiudono nel giro di poco tempo – scambio con esperienze imprenditoriali di realtà simili a quella umbra, innovazione e ricambio di competenze all’interno delle imprese, integrazione della giovane imprenditoria straniera: ecco alcuni degli ambiti di attività sui quali – secondo la presidente dei Giovani Imprenditori Confcommercio – il Patto per i Giovani dovrebbe attivarsi.
A questo i Giovani Confcommercio aggiungono la richiesta di un sistema bancario e finanziario più “lungimirante” che, anche in collaborazione con le associazioni imprenditoriali, accompagni lo start-up delle giovani imprese; la necessità di affermare modelli, metodi culturali e formativi che abbiano come riferimento l’economia dei servizi, oggi la parte più rilevante del PIL, e che riconoscano la centralità, il protagonismo crescente del “popolo del fare impresa”; la verifica della possibilità di introdurre agevolazioni finanziarie, sotto forma di contributi a fondo perduto o di garanzie a favore di chi, disoccupato, voglia misurarsi nelle vesti di imprenditore”.










