Critiche alla intempestività della sentenza del Tribunale sono venute dal Sindaco di Marsciano e dalla Cisl, che hanno evidenziato come non siano stati contemperati gli interessi di chi sente troppo rumore e quelli dei lavoratori dell'azienda, la quale doveva avere il tempo di trovare soluzioni
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Otto lettere di licenziamento, che a detta dei lavoratori lasciano chi è occupato stabilmente anche da oltre trent’anni in azienda, nella disperazione di una situazione che si fa sempre più incerta, sono la conseguenza dell’ordinanza del tribunale che ha vietato il lavoro notturno nel mangimificio Checcarini a San Valentino della Collina di Marsciano.

Un’azienda che non era in crisi e che pagava regolarmente lo stipendio ogni 20 del mese si trova ora in seria difficoltà  mettendo in pericolo un’attività importante del territorio marscianese proprio nel mese di febbraio, mentre l’azienda festeggia con orgoglio i suoi primi 50 anni di attività.
Un periodo in cui l’azienda ha distribuito alle famiglie del territorio circa 400 mila euro al mese.

La causa del provvedimento del tribunale è stata l’eccessiva rumorosità delle lavorazioni.
Della cosa si è dibattuto oggi tra i lavoratori, Angelo Manzotti della Cisl di Perugia, Eros Mincigrucci della Fai Cisl, il sindaco di Marsciano Alfio Todini e Mariano Checcarini per la proprietà.
L’azienda –ha spiegato Checcarini- si è fatta carico del problema dell’emissioni acustiche, abbattendo di circa 20 decibel il livello di partenza, facendo un investimento di circa 400 mila euro. L’obiettivo dichiarato è di ritornare al di sotto del livello massimo ammesso, ossia 40 decibel.
Il problema del rumore –ha spiegato la proprietà- è limitato in realtà ai mesi estivi di luglio e agosto, quando di notte si possono tenere le finestre aperte per un po’ di ristoro.

Quindi è inspiegabile la sospensione generale ed immediata dell’attività notturna, che riduce di un terzo la produttività aziendale con conseguenti perdite di quote di mercato a vantaggio della concorrenza.
La nostra intenzione è di impugnare la sentenza”. Nello spiegare questo la proprietà ha trattato anche della filiera corta, che nella zona opera ormai da anni con coltura cerealicola, allevamenti di suini e produzione di mangimi coinvolgendo circa 60 unità.

A dirsi assolutamente non d’accordo con la sentenza, anche se costretto a rispettarla, il sindaco di Marsciano Alfio Todini, che ha affermato che “l’azienda non deve essere vista solo come un bene privato, ma come uno strumento sociale e pubblico. Per questo si deve parlare di mediazione tra i bisogni dei singoli e quelli della collettività.

Quindi, nel rispetto delle norme ma all’insegna del buon senso, si deve lavorare anche da un punto di vista culturale per abbattere l’egoismo che non vuole sacrificare nulla per la collettività. La sentenza, credo, non abbia saputo cogliere la complessità della contingenza: non si può pensare di creare in Umbria un paradiso bucolico, senza salvaguardare il lavoro e i livelli occupazionali”. Il Sindaco si è impegnato con i lavoratori, il sindacato e la proprietà  a sottoporre gli atti all’attenzione dei propri legali e di cercare un incontro ufficiale con le parti coinvolte. 

 
“I problemi in essere vanno affrontati e risolti –hanno sottolineato Angelo Manzotti della Cisl di Perugia ed Eros Mincigrucci della Fai Cisl Umbria- la loro soluzione non può essere quella di mettere a rischio la vita dell’azienda. Lo stabilimento, che si trova a San Valentino della Collina, rischia, a seguito della decisione del tribunale, di compromettere seriamente la propria produzione: 8 posti di lavoro sono andati in fumo nella giornata di oggi e questo potrebbe aggravarsi anche nel breve tempo”.

La Cisl, la sua categoria agroalimentare, le istituzioni e la proprietà, con l’iniziativa di questa mattina, voglio sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il sindacato è convinto del fatto che sarebbe stato più opportuno, nel rispetto dell’occupazione, dare la possibilità all’azienda di realizzare ulteriori interventi di riduzione del rumore senza dare immediata esecuzione alla decisione presa. “In questo modo –hanno precisato i due sindacalisti- la proprietà avrebbe potuto adoperarsi per mantenere i livelli produttivi senza dover subire ripercussioni negative che a breve investiranno la realtà economica territoriale.

La Checcarini
–hanno concluso- sta affrontando la crisi in modo coraggioso, all’insegna dell’innovazione e degli investimenti, con il contributo determinante delle professionalità espresse dal personale che in momenti di difficoltà non si sono mai tirati indietro, prima di essere sottoposta a questa dura prova”. Ancora una volta il sindacato si trova ad affrontare perdite di posti di lavoro. “Questa volta però i lavoratori non sono rimasti vittima della crisi economica –hanno affermato Manzotti e Mincigrucci- ma a causa di un provvedimento giudiziario”.
                                                                                                                      

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