La tesi presentata dalla trasmissione televisiva le Iene sottoposta ad esame critico dagli esperti che la respingono e quindi i parcheggi a pagamento sono regolari salvo la disputa sul colore delle strisce che delimitano la carreggiata.
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Quanti, guardando la puntata di mercoledì 23 febbraio, delle iene, hanno pensato di poter parcheggiare senza pagare tra tante strisce blu, avranno presto una delusione ed una bella multa da pagare.
In sintesi la trasmissione sosteneva che le strisce blu per parcheggiare dovrebbero essere solo al di fuori delle strade, in pratica tutta la zona da un marciapiede all’altro non potrebbe essere destinata alle soste a pagamento.

Nonostante le Iene siano stati supportate dal parere di tre avvocati, potrebbe essere che l’affermazione liberatoria per tanti automobilisti sia stata solo uno scherzo di carnevale.

L’articolo 7 del Codice della strada al comma 6 infatti afferma: "Le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico".
Ma secondo l’Articolo 3, Comma 1, Numero 7 del C.d.S.: la carreggiata è "parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli; essa è composta da una o più corsie di marcia ed, in genere, è pavimentata e delimitata da strisce di margine".
Per dire dove finisce o comincia una “carreggiata” basta quindi dipingere una riga di separazione e questo è appunto quello che fanno le strisce blu.

Aggiornamento

Un gentile lettore ci ha segnalato che, in base al regolamento applicativo del codice della strada, la striscia che separa la carreggiata dalle altre parti della strada dovrebbe essere bianca o gialla.
Ove sia vero anche nelle aree urbane, qui di strisce bianche se ne vedono ben poche forse perchè la disposizione del Cds non sembra tassativa (in genere), probabilmente si determinerebbe un ulteriore restringimento della carreggiata con la contemporanea presenza di strisce blu e bianche e forse occorrerebbe interrogarsi se questo sia lo spirito della legge. Ai posteri l’ardua sentenza.

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