Il Comune di Terni ha messo in atto un percorso per la riduzione dei potenziali rischi connessi con le speculazioni finanziarie passate, messe in atto dal connubio tra banchieri spregiudicati con la moda introdotta da apprendisti stregoni che non sapevano che cosa stavano maneggiando.
Ma è proprio per la chiusura di un derivato che il Comune si trova oggi di nuovo sotto indagine , in quanto la chiusura ha comportato un costo per il Comune, ma che comunque si sarebbe risolto con un saldo positivo di più di 100.000,00 € .
Saldo che potrebbe essere solo virtuale se i “guadagni” nel frattempo fossero stati spesi.
Per questo l’associazione umbra dei Comuni corre in soccorso dell’amministrazione ternana, cercando di giustificare le passate scelte, ma nello stesso tempo ammettendo che il know how per gestirle non è nel patrimonio delle amministrazioni pubbliche.
L’Anci ha diffuso una nota con cui afferma che “Molti Enti locali italiani (Regioni, Province, Comuni) e quindi anche alcuni della nostra regione furono messi in difficoltà a causa della politica di gestione del rischio attuata dagli Istituti di credito: le pesanti commissioni di intermediazione applicate alle operazioni, la mancanza di professionalità specifiche all’interno degli Enti insieme alla difficile situazione generale del mercato resero più gravose le finanze dei bilanci comunali.
Si ricorda che questi strumenti sono previsti da norme di legge e che pertanto gli Enti Locali possono utilizzarli in maniera legittima.
L’Associazione dei Comuni dell’Umbria invitò e invita ancora adesso le Amministrazioni a interrompere o a non stipulare questi contratti, ed ha infatti portato avanti una attività di assistenza per la chiusura degli stessi con il fine ultimo di non mettere a rischio i servizi forniti alle Comunità."









