Secondo i dati diffusi dall'Inca-CGIL la percentuale delle pensioni di invalidità revocate dall'Inps sarebbe pari all'8,4% dei casi controllati, un dato che pone la regione al livello della Lombardia e non al secondo posto in Italia come, umiliando gli umbri, sosteneva l'istituto
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Avevamo da subito espresso le nostre perplessità sulla percentuale indicata dalle notizie dell’Inps che ponevano l’Umbria al secondo posto in Italia quanto a pensioni di invalidità revocate: 47% ed il 53% in provincia di Perugia.
Una perplessità che sembra confermata dai dati che ha snocciolato Franca Gasparri, coordinatore regionale del patronato Inca Cgil dell’Umbria,

Inizialmente i controlli hanno interessato 4.978 persone, che però a stessa iniziativa dell’Inps sono stati ridotti a 3.857 soggetti, confermando d’ufficio e senza visita le posizioni dei restanti 1.121.
Le 3.857 visite effettuate a livello locale hanno portato alla revoca di 415 prestazioni, mentre un ulteriore controllo a livello nazionale ha portato alla revoca di altre 2 prestazioni.
Dunque, i falsi invalidi sarebbero solo 417,  e questo numero è pari all’8,4% delle pratiche controllate, un valore che è quasi uguale a quello della Lombardia.

Non si capisce quindi come possano essere stati sbandierati dal Presidente nazionale dell’ Inps dati così diversi che, tra l’altro, hanno “ballato” la samba anche in ulteriori dichiarazioni di altri organi dell’Istituto ( 10,25% – 20%).
Sia dunque che all’Inps non capiscano nulla di statistica o che qualcuno per strani motivi ha avuto interesse a presentare l’Umbria come “terra di ladri”, la vicenda dovrebbe essere chiarita al più presto, perché l’immagine dell’Umbria e degli umbri sta soffrendo e se i dati della CGIL dovessero risultare veritieri la cosa non dovrebbe finire qui.

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