L’introduzione, da noi segnalata, da parte delle banche di una trattenuta di 3 euro per il prelievo in contante alla cassa, ovvero allo sportello bancario, se dovesse essere seguita da analoghi comportamenti di altri commercianti ( le banche commerciano in denaro), porterà presumibilmente a dover pagare una tassa anche per entrare in un qualsiasi negozio e forse anche per affacciarsi alle vetrine.
Non basta alle banche lucrare abbondantemente sulla differenza tra i tassi passivi e quelli che corrispondono (?) ai correntisti, adesso vogliono andare pari anche coi costi che sostengono per acquisire la “materia prima”.
A pensare male si potrebbe credere che cerchino di disincentivare i prelievi soprattutto di quanti non sono avvezzi o hanno timore ( visti i furti di codici ) nell’uso di bancomat e carte bancarie varie.
Si tratta, secondo le associazioni dei consumatori, di «balzelli» che gravano soprattutto sulle fasce deboli, ovvero quelle che fanno ricorso più spesso al contante.
“Mister prezzi”, l’ufficio del garante per la sorveglianza dei prezzi, ha annunciato di avere aperto una inchiesta, ma visto la forza e la coesione del sistema bancario c’è poco da sperare e forse l’unica cosa conveniente è tornare a mettere i soldi sotto il mattone.
L’Abi (l’Associazione bancaria italiana), ovviamente prova a rispondere ed il fatto che siano di fatto tutte le banche insieme a replicare fa sorridere amaro sulla giustificazione “Le banche italiane sono trasparenti e fra loro in concorrenza”, ma parlano tutte con una lingua sola.
Le banche spiegano che con questa trattenuta si cerca di ammortizzare il costo di servizio e puntare al contenimento dei passivi auspicato dallo stesso governatore di Bankitalia, che ovviamente non si riferiva alle stratosferiche retribuzioni (?) dei massimi dirigenti bancari.
L’Adoc Umbria nel comunicare che “è disponibile fin d’ora a dare tutto il supporto e ad assistere i consumatori che non accettino modifiche unilaterali dei contratti di conto corrente in modo così vessatorio ed inspiegabile nel caso di commissioni sui prelievi di propri soldi depositati in banca” ritiene Inaudita e gravissima” la reazione dell’ABI alla giusta apertura di una inchiesta “che sembra "quasi una pressione per evitare di fare chiarezza su misure che appaiono, al contrario di quel che dichiara l’ABI nel comunicato odierno, poco trasparenti e in odore di violare anche la concorrenza."
Adoc sollecita "l’intervento urgente dall’Antitrust al fine di verificare l’eventuale violazione al codice della concorrenza, alla quale abbiamo già segnalato il problema”.
L’associazione chiede, inoltre« una chiara e decisa presa di posizione della Regione Umbria nei riguardi della Commissione Regionale dell’ABI a tutela dei consumatori umbri»,
e minaccia «Se la posizione di ABI non dovesse essere di disponibilità sulla gabella messa sui prelievi dei soldi depositati dai loro clienti sui quali peraltro gravano spese bancarie sempre più onerose, interessi su mutui fidi e scoperti in crescita e interessi attivi ormai praticamente inesistenti, Adoc si vedrà costretta a rivedere la sua posizione anche sul progetto Patti chiari.»









