Sono oltre 3.000 le imprese attive in Umbria legate al settore delle energie rinnovabili, ed occupano quasi 12.000 addetti
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L’Italia sta affrontando due crisi: quella economica ed occupazionale e quella libica con blocco dei rifornimenti di gas e petrolio.
Logica vorrebbe che si cercasse di salvare i posti di lavoro e di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Ma forse la folle, Giappone insegna, corsa al nucleare spinge a fare economie, per trovare i soldi per progetti che se va bene saranno operativi tra vent’anni, anche laddove in questo momento occorrerebbe non farle.

La Cna di Perugia sottolinea che sono oltre 3.000 le imprese attive in Umbria legate al settore delle energie rinnovabili, occupando quasi 12.000 addetti (elettricisti, termoidraulici, costruttori e manutentori di impianti di riscaldamento e condizionamento, solare termico, fotovoltaico, geotermico, cogenerazione ecc.). 
Ci sono voluti molti anni e molti sforzi per far comprendere ai cittadini e agli enti l’importanza e la validità dei vantaggi derivanti dall’utilizzo delle fonti rinnovabili, soprattutto in Italia, in cui il costo dell’energia è superiore del 25% rispetto alla media degli altri paesi europei.
Le misure introdotte a suo tempo dal Governo andavano nella direzione di favorire il raggiungimento dell’obiettivo imposto dall’Unione Europea, quello, cioè, di ridurre entro il 2020 del 20% la dipendenza del Paese dai fabbisogni di energia da fonti fossili, e contestualmente ridurre del 20% l’emissione di anidride carbonica in atmosfera

In questi anni in Umbria, grazie alle fonti rinnovabili, non solo sono stati creati molti nuovi posti di lavoro, ma si è evitato il licenziamento di migliaia di lavoratori derivato della riduzione delle commesse relative alla realizzazione di impianti tradizionali.
Ora, come spiega Giovanni Lillocci, presidente di CNA Istallazione Impianti: “Il Decreto sulle energie rinnovabili approvato recentemente dal Governo, che disattende completamente l’impegno sugli incentivi già assunto sette mesi fa, sta oggi creando una situazione di grave incertezza e confusione per le imprese che hanno investito.
La stessa incertezza è avvertita anche fra i cittadini e gli enti, con il risultato che questo settore, uno dei pochissimi che sta contribuendo a combattere la crisi, ed in cui abbiamo assistito ad una crescita continua e progressiva dal 2002 ad oggi, rischia di bloccarsi completamente, con il risultato di vedere molte imprese chiudere i battenti e qualche migliaio di lavoratori perdere il proprio posto.

Da CNA chiedono, pertanto, al governo di rivedere il decreto. In Umbria, prosegue Giovanni Lillocci, già si avvertono i primi effetti negativi con contratti di installazione di importanti impianti fotovoltaici annullati per il fatto che la banca, in base alle limitazioni imposte dal decreto, non delibera i contratti di finanziamento con le stesse imprese.
Siamo preoccupati – conclude Lillocci – anche per le imprese dell’indotto, quella filiera fatta di numerosissime imprese che producono macchinari ed accessori per gli impianti da fonti rinnovabili, che hanno speso grandi risorse per la formazione e per la riqualificazione degli addetti e fatto investimenti materiali rilevanti”.

Da CNA auspicano che il sistema di incentivi resti in vigore per i 3 anni previsti dall’attuale decreto e che la nuova riformulazione non sia penalizzante per gli investimenti in corso. “Siamo disponibili ad una rimodulazione degli incentivi in favore dei piccoli impianti, spiegano da CNA, ma non alla loro totale cancellazione, intervenendo in modo deciso contro la speculazione che si è realizzata in questi anni”.

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