Presentato un esposto dal Circolo Amerino in relazione all’intervento di ripristino dell’officiosità idraulica nel tratto del Rio Grande
legambiente

Il Consorzio di Bonifica Tevere-Nera finisce nel mirino di Legambiente per la gestione del patrimonio naturale umbro. Al centro della vicenda, questa volta, c’è l’intervento all’interno di un habitat prioritario nel Sito di Interesse Comunitario (SIC) dei Monti Amerini.

Legambiente contesta un intervento  realizzato nel settembre dello scorso anno, nel quale il Consorzio ha effettuato interventi di ripristino dell’officiosità idraulica nel tratto del Rio Grande compreso tra l’antica diga della Para e la statale Orvietana, proprio ai piedi del centro storico di Amelia.

L’area è protetta dalla Rete Natura 2000 e ospita l’habitat 92A0 (foreste a galleria di Salix alba e Populus alba), un ecosistema giudicato in uno stato di conservazione “cattivo” (U2) dallo stesso Consorzio nella propria documentazione tecnica.

“Nonostante la Regione Umbria avesse autorizzato esclusivamente il taglio selettivo di piante malate, secche o pericolanti (con inclinazione superiore al 50%), e nonostante il Consorzio avesse rassicurato che l’habitat 92A0 non sarebbe stato intaccato – scrive Legambiente –  la realtà sul campo si sarebbe rivelata ben differente”.

Con un esposto presentato dal Circolo Amerino di Legambiente, il presidente del circolo Francesco Fossati ha documentato un intervento che non avrebbe risparmiato “né la vegetazione erbacea e arbustiva, né piante idrofile secolari con altezze fino a 30 metri e tronchi che superano il metro di diametro. Un’operazione che è apparsa ancora più ingiustificata se si considera che non sarebbe stata prodotta alcuna perizia strumentale, volta a certificare la reale pericolosità di centinaia di alberi che apparivano, al contrario, in pieno vigore vegetativo”.

“Paradossalmente – secondo Francesco Fossati presidente di Legambiente Amelia – tale gestione ha finito per compromettere la stessa sicurezza idraulica che si prefiggeva di tutelare. L’abbattimento dei pioppi bianchi ha rimosso quegli apparati radicali che fungevano da naturale difesa contro l’erosione, lasciando le sponde fragili e colpevolmente esposte al rischio di frane in occasione di eventi meteorologici estremi, ormai sempre più frequenti”.

Il Consorzio Tevere-Nera era già stato coinvolto precedentemente in un procedimento penale, scaturito da un esposto della medesima associazione, poi caduto in prescrizione, relativo al fosso di Mezzo (Arrone), sito all’interno del Parco Fluviale del Nera.

Anche in tale circostanza, interventi classificati come “manutenzione idraulica” si sarebbero tradotti, sempre secondo Legambiente, in una rimozione della vegetazione riparia durante il periodo di nidificazione dell’avifauna, violando le prescrizioni della Valutazione di Incidenza Ambientale.

“È inaccettabile che enti preposti alla tutela del territorio ignorino le prescrizioni ambientali per trasformare ecosistemi complessi in canali artificiali privi di vita”, dichiara la segreteria Legambiente Umbria.

“L’auspicio di Legambiente Umbria è che il Consorzio Tevere-Nera rispetti più rigidamente le prescrizioni ambientali – proseguono dalla segreteria di Legambiente Umbria – adottando metodi di intervento che siano al contempo adeguati alla salvaguardia degli ecosistemi acquatici e alla tutela della sicurezza della cittadinanza. Contestualmente, rivolgiamo un appello alla Regione e agli organismi preposti affinché esercitino un controllo rigoroso e costante sulla corretta esecuzione degli interventi lungo i corsi d’acqua”.

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