Parlare di cultura oggi non significa occuparsi di un settore tra tanti. Significa parlare di identità, di libertà di sviluppo economico e di futuro. L’Umbria non è soltanto una regione: è un patrimonio culturale diffuso. E’ borghi, teatri storici, festival, arte contemporanea, tradizioni popolari. E’ una terra che vive di bellezza. Ma la bellezza se non viene sostenuta da una visione politica chiara, rischia di diventare solo memoria. Come responsabile del dipartimento della cultura provinciale di Forza Italia e come assessore alla Cultura di Deruta , sento il dovere di proporre una strategia culturale regionale che sia coerente con i valori liberali e popolari e all’insegna di una politica orientata a libertà creativa, sussidiarietà, collaborazione pubblico-privato e centralità dei territori.
Per questo porto alla Sua attenzione, gentile Direttore, tre proposte concrete.
Un piano strategico per una cultura diffusa. Dobbiamo superare la frammentazione. L’Umbria deve diventare un sistema culturale integrato: borghi, musei, teatri, festival e contenitori storici devono dialogare tra loro attraverso un calendario unico regionale e una promozione coordinata. Vogliamo valorizzare i piccoli comuni, sostenere i festival locali, riattivare spazi oggi inutilizzati. Non solo grandi eventi, ma cultura quotidiana, diffusa, accessibile. La cultura deve essere leva di sviluppo economico, turistico e occupazionale.
Un fondo per giovani talenti e innovazione culturale. Se non investiamo sui giovani, la cultura diventa conservazione e non futuro. Proponiamo un fondo regionale per start-up culturali, borse per giovani artisti e professionisti del settore, spazi di coworking creativo nei capoluoghi. Vogliamo trattenere i talenti umbri e attirarne di nuovi. La cultura può creare lavoro qualificato, può generare impresa, può innovare il territorio.
Accesso agli spazi pubblici per gli artisti.  Nella partecipazione alla stesura della nuova legge regionale sulla cultura ho già proposto all’assessore Bori e alla Giunta una misura concreta: garantire l’utilizzo gratuito degli spazi pubblici a tutti gli artisti e alle associazioni culturali, prevedendo un contributo regionale a favore dei Comuni per coprire i costi di gestione.
Perché la prima barriera che un artista incontra non è il talento. E’ il costo. Noi vogliamo rimuovere quell’ostacolo. Vogliamo che teatri, sale comunali, chiostri e biblioteche tornino a  vivere. Vogliamo che il patrimonio pubblico sia davvero pubblico e non assoggettato ad appartenenze politiche.
Questo è un modello liberale e responsabile:  la Regione sostiene, i Comuni gestiscono, gli artisti producono, i cittadini partecipano. Non assistenzialismo. Ma opportunità.
La cultura non è un capitolo di spesa. E’ un investimento strategico. Se vogliamo un’Umbria più forte, più attrattiva, più competitiva, dobbiamo partire dalla sua anima. E la sua anima è la cultura.
Dobbiamo essere il motore di questa visione: una cultura libera, diffusa, accessibile, capace di generare crescita e orgoglio identitario.

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