Domenica 29 marzo l'attore e regista lucano sarà presente in sala, al Nido dell'Aquila e al Cinema Concordia, alle proiezioni del suo ultimo film; con lui anche il giovane attore Andrea Fuorto
Il bene comune - 01

Domenica 29 marzo Rocco Papaleo sarà in Umbria per presentare il suo ultimo film “Il Bene Comune”, il quinto come regista, incontrando il pubblico di tre sale. Con lui a dialogare con gli spettatori dopo le tre presentazioni in programmi ci sarà anche il giovane attore Andrea Fuorto.

Il primo incontro si terrà al Nido dell’Aquila di Todi, dove regista e interprete dialogheranno con il pubblico dopo la proiezione prevista alle 16.15, offrendo un’occasione unica per approfondire temi, retroscena e curiosità legate all’opera. A seguire, alle ore 18.00, l’evento si sposterà a Marsciano, dove l’incontro con gli ospiti avrà luogo al termine della proiezione prevista a quell’ora. Entrambi gli appuntamenti saranno coordinati dal giornalista Michele Bellucci.
L’ultimo appuntamento con Rocco Papaleo e Andrea Fuorto è invece previsto nella sala principale del PostModernissimo, al termine della proiezione in programma alle 19. In questo caso a coordinare l’incontro sarà il critico cinematografico Simone Rossi.

“Il Bene Comune”, diretto e interpretato da Papaleo, vede nel cast anche Claudia Pandolfi, Teresa Saponangelo, Vanessa Scalera e Andrea Fuorto. Si tratta di una commedia che affronta con sensibilità e ironia temi molto attuali, mettendo al centro dinamiche umane e sociali, in piena sintonia con la tradizione del miglior cinema italiano.

SINOSSI DEL FILM

Una guida turistica e un’attrice di “insuccesso” accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza. Il cammino diventa presto un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva capace di tenere insieme corpi, emozioni e storie diverse.
In una natura dura e bellissima, attraversata da una solidarietà inattesa, emergono frammenti di vite complesse, ferite ancora aperte e il bisogno profondo di essere viste e ascoltate. Parlare, cantare, dare un nome a ciò che si è vissuto diventa un modo per sciogliere tensioni e ritrovare un senso di appartenenza, almeno finché un evento improvviso non rimette tutto in discussione. Perché, a volte, raccontarsi è già un primo passo verso qualcosa di più grande.

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