Come si protegge un paesaggio millenario nell’era della transizione energetica? La Provincia di Perugia ha risposto con la tecnologia. Un nuovo sistema informatico, presentato nei giorni scorsi alla Conferenza Esri Italia 2026 che si è svolta a Roma, è in grado di calcolare con precisione scientifica quanto un parco eolico o un impianto fotovoltaico cambia — e compromette — il paesaggio umbro. Non più valutazioni soggettive, ma numeri, mappe e algoritmi.
L’Umbria è una delle regioni italiane con la più alta densità di beni paesaggistici, storici e naturalistici tutelati. Allo stesso tempo, la pressione per installare impianti di energia rinnovabile — turbine eoliche alte fino a 200 metri, grandi campi fotovoltaici — non ha precedenti. La Provincia di Perugia si è trovata a dover rispondere a decine di richieste di autorizzazione all’anno, ciascuna corredata da foto-simulazioni realizzate dai proponenti stessi, spesso limitate a pochi punti di osservazione scelti ad arte.
“Le valutazioni tradizionali – spiega l’Arch. Mauro Magrini, responsabile dell’Ufficio territorio e Pianificazione della Provincia – erano criticate come soggettive. Abbiamo deciso in collaborazione con il Servizio Pianificazione Territoriale, Ambiente, Sistemi Informativi e Comunicazione resp. Dir. Ing. Barbara Rossi, di portare l’oggettività del dato scientifico al centro del processo decisionale”. Il sistema sviluppato non è un software, ma un nuovo modello di governance del territorio, dove la Provincia insieme alla tecnologia Esri condividono dati e professionalità, dimostrando un diverso modo di approcciarsi alla tutela del paesaggio in un’epoca di profonde trasformazioni energetiche.
Sviluppato in collaborazione con TeamDev S.r.l., il nuovo Decision Support System (DSS) fa qualcosa di inedito: integra nel calcolo la fisiologia dell’occhio umano. Il sistema sa, per esempio, che a 15 km di distanza una turbina eolica è visibile solo per meno del 9% rispetto a quando si trova a poche centinaia di metri. Non tutti i vincoli paesaggistici contano allo stesso modo a seconda di dove si trova l’osservatore.
Il sistema genera attorno a ogni impianto proposto 60 aree di analisi, organizzate in cerchi concentrici fino a 15 km di raggio, e per ciascuna calcola automaticamente l’intersezione con tutti i vincoli territoriali presenti: emergenze storico-architettoniche, aree di tutela montana, zone di pregio naturalistico, strade panoramiche, coni visivi tutelati dal Codice dei Beni Culturali e molti altri. A ogni vincolo è assegnato un peso preciso — le emergenze storico-architettoniche valgono il massimo, le aree potenzialmente compatibili il minimo — e il punteggio finale tiene conto di quanto quell’elemento è effettivamente percepibile dalla distanza in esame.
Un’ulteriore innovazione è il calcolo del cumulo visivo: se nell’area sono già presenti altri impianti, il sistema incrementa automaticamente il punteggio d’impatto, rispecchiando la progressiva saturazione del paesaggio.
Al termine dell’analisi, il tecnico ottiene una mappa a colori — dal giallo al rosso scuro — che classifica l’impatto dell’impianto in cinque gradi, da “minimo” a “massimo”, con descrizioni che vanno da “impatto potenzialmente compatibile” fino a “detrazione irreversibile del paesaggio, incompatibilità assoluta”. Il tutto accompagnato da una tabella Excel dettagliata e da un file PDF cartografico pronto per gli atti amministrativi. L’accesso avviene via web e le analisi eseguibili in pochi minuti anziché in giorni. I risultati vengono salvati automaticamente nel sistema informativo provinciale, diventando patrimonio condiviso tra i diversi uffici.
Il risultato del processo analitico del DSS non è una semplice mappa, ma una sintesi documentale strutturata. Il sistema classifica l’impatto paesaggistico finale in cinque classi di sensibilità, associate a una scala cromatica che va dal giallo al rosso scuro.
L’introduzione del DSS ha ridotto drasticamente i tempi di istruttoria tecnica per le autorizzazioni agli impianti Fonti di Energia Rinnovabile (Fer) e ha eliminato la discrezionalità interpretativa, sostituendola con matrici di calcolo validate e condivise. La piattaforma permette, inoltre, di mappare le aree a bassa esposizione panoramica — le zone del territorio dove indirizzare preferenzialmente lo sviluppo degli impianti, minimizzando i conflitti con i valori paesaggistici.
Il sistema risponde alle prescrizioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e alle recenti normative regionali — tra cui la L.R. 7/2025 e la L.R. 4/2026 — sull’individuazione delle aree idonee agli impianti rinnovabili, dotando la Provincia di uno strumento che rende le sue decisioni tecnicamente inattaccabili e trasparenti verso i cittadini.
Attualmente l’applicativo è usato internamente agli uffici della provincia, ma presto superando la definitiva valutazione, il DSS sarà fornito per le proprie competenze in aiuto ai comuni. L’iniziativa si inserisce nel progetto “Provincia #Smart Land”, volto a supportare gli amministratori locali nella gestione digitale del territorio, dalla sicurezza alla valorizzazione culturale.












