Il suo nome è tra quelli che circola da tempo come possibile candidato alla poltrona di primo cittadino per il centrosinistra; nessuna conferma ma neanche timori a rispondere a domande sul tema che diventerà caldo nei prossimi mesi
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A settembre, passata l’estate, Todi imboccherà la strada verso la campagna elettorale per le Amministrative 2027, quando i tuderti saranno chiamati a rinnovare Sindaco e Consiglio Comunale. Il dibattito pubblico deve ancora decollare, ma non per questo mancano voci e indiscrezioni. Tra queste quelle che vorrebbero Andrea Vannini, componente dell’assemblea nazionale e della segreteria regionale del Partito Democratico, in pole per una candidatura a primo cittadino.
Di professione vigile del fuoco, laureato in ingegneria industriale e in psicologia, già consigliere comunale dal 2012 al 2017, Vannini non conferma vi sia qualcosa di deciso in merito ma non si sfila dalla provocazione giornalistica e risponde a tutte le domande in tema.

Il tuo nome circola sempre più insistentemente come possibile candidato Sindaco di Todi, confermi?
“Intanto non posso negare il piacere che provo ogni volta che, nella vita di tutti i giorni, qualcuno mi pone questa domanda. Non do mai nulla per scontato e, se il mio nome oggi viene accostato a una possibile candidatura, significa che il lavoro, la passione e la presenza costante di questi anni hanno lasciato il segno”.

L’ipotesi ha preso più forza dopo il risultato alle regionali? “Alle elezioni regionali mi sono candidato all’ultimo momento con un obiettivo molto chiaro: dare il mio contributo a una sfida importante e mandare un segnale a Todi. Il risultato è andato oltre ogni aspettativa. Essere il candidato più votato in città, davanti a un Sindaco che amministra Todi da dieci anni e che era già stato protagonista della vita amministrativa nei cinque anni precedenti all’esperienza del centrosinistra, con quasi mille tuderti che hanno scelto di scrivere il mio cognome sulla scheda, rappresenta un fatto politico significativo”

Cosa ha detto quel risultato? “Credo che quel voto dica soprattutto una cosa: a Todi la partita è apertissima. E dice anche che una parte importante della città ha espresso un giudizio critico sull’amministrazione uscente e sul progetto politico del centrodestra. Penso che abbiano pesato molto alcune questioni che in questi anni hanno mobilitato tanti cittadini. Il tema ambientale, anzitutto, sul quale il lavoro straordinario del Comitato “Non Bruciamo il Futuro” ha acceso una discussione vera sul modello di sviluppo che vogliamo per il nostro territorio. Così come la battaglia per l’ospedale della Media Valle del Tevere, portata avanti con determinazione dal comitato cittadino, su cui in molti hanno avvertito un’eccessiva timidezza da parte dell’amministrazione comunale. Quel risultato, quindi, non lo considero un successo personale, ma il segnale di una comunità che ha voglia di tornare a partecipare, di essere ascoltata e di costruire una prospettiva diversa per Todi”.

Da qui l’idea di candidarsi? “Credo che sarebbe un errore personalizzare troppo questa fase, voglio chiarire che io non farò nessuna candidatura in solitaria e se ci sarò ci sarà un gruppo con me di giovani, di donne e di cittadini che vogliono lavorare per la propria comunità con un progetto aperto e partecipativo. Io sono un componente della Assemblea Nazionale e segreteria regionale del PD, sono parte dell’attuale gruppo di giovani che guida il PD di Todi e mi sento fino in fondo parte di questa comunità. Prima dei nomi vengono le idee, il programma e il progetto per la città. Per quanto mi riguarda, continuo a fare quello che ho sempre fatto: stare in mezzo alle persone, ascoltarne le proposte e lavorarci sopra dando il mio contributo”.

Di recente hai promosso una iniziativa come “Todi Ora”: diventerà una lista a supporto del tuo progetto? “Todi Ora non è altro che un insieme di cittadine e cittadini che hanno scelto di partecipare attivamente alla costruzione della Todi di domani. Hanno tutti un punto in comune: credere che la nostra città meriti di più. È quindi uno spazio aperto a chiunque lo pensi davvero. Abbiamo promosso un questionario a cui hanno risposto quasi 500 tuderti in un mese, abbiamo tirato fuori diagrammi di flusso sulle questioni più importanti per la città e contiamo ad oggi 1452 proposte scritte. Abbiamo restituito i risultati in una iniziativa alla quale hanno partecipato associazioni di categoria, commercianti e tanti altri fondamentali attori del tessuto sociale della nostra città. A breve, entro settembre, partirà un’altra fase partecipativa per formulare proposte per analizzarle anche nella coalizione progressista. La pagina Facebook ha già superato le 2.800 adesioni”.

Quale è la situazione all’interno del Pd e della coalizione: si dice che non tutti siano pronti ad appoggiarti? “Al momento nessuno mi ha chiesto di candidarmi e sto semplicemente rispondendo con piacere alle vostre domande. Il Partito Democratico e la coalizione stanno lavorando, ma la discussione sul candidato o sulla candidata non è ancora formalmente sul tavolo. Credo però che il punto non sia innanzitutto il nome, ma quale idea di Todi vogliamo costruire dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra. La nostra città ha bisogno di aprire una fase nuova: serve un progetto capace di restituirle fiducia, ambizione e una prospettiva sicura, partendo da una riflessione seria su ciò che funziona e su ciò che invece va migliorato. Penso alle esigenze delle famiglie, alle opportunità per i giovani, ai servizi, al lavoro, alle frazioni, alla capacità di attrarre nuove energie e di costruire una città sempre più vivibile e inclusiva. È da questa discussione che deve nascere prima il programma e poi la candidatura migliore per rappresentarlo e portarlo avanti”.

Quale ruolo immagini per te dentro questo percorso? “Contribuirò in prima persona alla costruzione del progetto e della candidatura a sindaco la cui responsabilità è inevitabilmente del principale partito della coalizione. Questo, a mio avviso, è ciò che ci distingue dal centrodestra: un percorso politico con tappe chiare, fondato sull’ascolto e sulla partecipazione. A me interessa poco che il futuro candidato o la futura candidata sia definito moderato, progressista o civico; mi interessa che sia una persona capace di unire, di coinvolgere e di interpretare una domanda di cambiamento che a Todi esiste. Se ci fossero più persone con queste legittime aspirazioni, non lo considererei un problema, anzi. Sarebbe il segno di una comunità politica viva. In quel caso esiste uno strumento che considero straordinario: le primarie. Non servono soltanto a scegliere un nome, ma a coinvolgere i cittadini e a costruire una proposta più forte e condivisa”.

“Ruggini” in giro? “Da tempo non partecipo a discussioni personali o a regolamenti di conti. Non mi interessano e chi mi conosce lo sa. Dopo dieci anni di governo del centrodestra, credo che tutti debbano mettere davanti a tutto l’interesse di Todi. Se qualcuno dovesse porre veti personali o remare contro, dovrebbe poi renderne conto ai cittadini, ma sono convinto che prevarrà il senso di responsabilità. Oggi Todi ha bisogno di idee, partecipazione. Prima viene la città, poi vengono le ambizioni personali. E, se sarà necessario confrontarsi, è giusto che siano i cittadini a scegliere”.

Il tuo giudizio sull’Amministrazione uscente è negativo: c’è qualcosa che ti senti di salvare? “Purtroppo no e lo dico con l’amaro in bocca. In questa città, insieme a mia moglie, ho scelto di crescerci mio figlio. Ho avuto più occasioni per lavorare in altre città ma per la maggior parte ho rifiutato le sedi mentre nelle altre dove ho lavorato come Milano, Mantova e Roma ho sempre avvertito il mio viscerale legame con Todi. Per questo ci soffro a vedere la nostra Todi che non ha ciò che merita. Fa male anche vedere gli ultimi anni a cosa hanno portato: una città che fatica ad andare avanti, sfiancata da una totale non condivisione delle scelte amministrative, le frazioni abbandonate a loro stesse, le opere inutili, le politiche sociali pari a zero. Potrei continuare per molto. Salvo le belle iniziative, fatte da ragazze e ragazzi estremamente competenti e bravi ma che vanno aiutate comunque a crescere”.

Quali sono le prime 5 azioni di un tuo eventuale mandato da primo cittadino? “Accetto volentieri questo gioco giornalistico. Più che cinque azioni parlerei di cinque impegni. E non sono temi scelti a tavolino: sono quelli emersi con più forza dal percorso di ascolto di Todi Ora. Il primo riguarda bambini, ragazzi e famiglie. Oggi, per fare un esempio, quasi la metà delle domande per l’asilo nido non viene accolta: un dato che una città come Todi non può permettersi. L’obiettivo deve essere chiaro: zero liste d’attesa. Ma non è solo una politica sociale, è una scelta strategica. Se vogliamo contrastare il calo demografico e attrarre nuove famiglie, dobbiamo offrire servizi di qualità. E dobbiamo smettere di considerare bambini e ragazzi come cittadini del futuro: sono cittadini del presente, e hanno diritto a spazi, servizi, aree verdi, cultura e opportunità. Il secondo impegno è cambiare il modo in cui pensiamo Todi. Da troppo tempo discutiamo se rilanciare il centro storico o le frazioni, il turismo o il commercio. La vera domanda è un’altra: quale ruolo vogliamo affidare a ciascuno di questi elementi di sviluppo all’interno di una visione comune? Todi deve tornare a pensarsi come un’unica comunità. Il terzo riguarda la manutenzione ordinaria. Le grandi opere fanno notizia, ma sono le strade curate, le scuole sicure, gli impianti sportivi e gli spazi pubblici ben tenuti a migliorare davvero la vita delle persone. Serve un piano stabile di manutenzione e risorse dedicate. Il quarto è la partecipazione. In questi anni troppi cittadini hanno avuto la sensazione di non essere ascoltati. Vorrei un Comune più aperto, presente nelle frazioni e capace di coinvolgere davvero le persone nelle scelte. Il quinto riguarda lo sviluppo economico. Todi deve tornare ad avere ambizione in questo settore: attrarre nuove imprese, giovani professionisti e investimenti, valorizzando le proprie eccellenze e creando opportunità di lavoro. Qualità della vita e sviluppo non sono in contraddizione: devono camminare insieme”.

Converrai che è facile dirlo ma poi ci vogliono soluzioni? “Mi rendo conto che può sembrare un esercizio teorico. Ma una convinzione ce l’ho: Todi non ha bisogno soltanto di essere amministrata meglio. Ha bisogno di tornare a immaginarsi diversa. Todi va assolutamente tirata fuori dalla trappola del declino economico costruendo un gruppo di esperti che possa favorire attrazione di investimenti. Il PNRR è stata una occasione mancata: invece di utilizzare i fondi per un grande rilancio di Todi e del suo centro storico puntando su attrattori economici e culturali si sono spesi tutti i fondi per fare pavimentazioni e ascensori inutili senza alcuna funzione di prospettiva. Fondamentale sarà usare in maniera intelligente i fondi europei per pensare qualcosa di davvero innovativo sul piano economico e culturale con le associazioni delle imprese e con esperti”.

Dell’attuale Giunta e maggioranza, qualora il candidato del centrodestra dovesse uscire da lì, chi è che vedi come più temibile? “Continuo questo “gioco” giornalistico e rispondo: nessuno. Io ho molto rispetto di tutti e la sfida elettorale è una competizione. Non mi appartiene denigrare avversari e competitor, se avrò la possibilità di essere parte dell’appuntamento amministrativo del 2027 mi confronterò sui temi e problemi e sulla mia idea di futuro della città che ribadisco sarà un progetto collettivo e non individuale. Non basta un uomo solo al comando che pensa di sapere tutto”.

La squadra è importante: hai pensato a come la vorresti, in termini di età, di esperienza politica, di professionalità, di impegno? “Oddio questa intervista mi creerà qualche problema. Continuo in questo gioco. Da vigile del fuoco so quanto sia importante la squadra e come ho già detto io credo ad un progetto collettivo ed aperto fatto di passione e competenze e di voglia di fare bene per Todi, persone che intendono impegnarsi ma anche pluralismo delle idee e delle esperienze. La squadra per me non sono solo gli assessori ma tutti coloro che possono dare un contributo di esperienza, di idee, culturale, sociale, economico di vita comunitaria”.

Quali sono i tempi che prefiguri per la definizione del programma, del candidato e della campagna elettorale? “In politica il tempo è fondamentale. Si farebbe un errore imperdonabile nel mettersi, come opposizione, in una posizione attendista, insomma quella di chi le studia tutte per allungare indefinitamente i tempi. Entro metà novembre il quadro completo dovrà essere composto, comprese le primarie se fossero necessarie: il tempo senza dubbio stringe ma c’è chi con serietà ci sta lavorando, quindi incrociamo le dita”.

 

 

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