La regola principe nella conservazione dei beni culturali è la corretta e costante manutenzione. Quando opere restaurate e consolidate con ingenti risorse pubbliche vengono lasciate in uno stato di totale abbandono, la mancata cura non è solo una gravissima colpa politica, ma un fattore che potrebbe configurare un vero e proprio danno erariale.
Il caso del Muro cosiddetto “etrusco” della Valle è l’emblema di questa colpevole inattività dell’Amministrazione comunale. Un’inerzia che ha consentito la devastazione dell’area antistante la fontana trecentesca di Termoli: un sito persino inserito nei percorsi turistici ufficiali, ma oggi del tutto invaso ed eclissato dalla vegetazione incolta. A questo si aggiunge la situazione a valle del Muro — la monumentale struttura che da oltre duemila anni sostiene il quartiere — dove il Fosso delle Lucrezie, pur essendo stato oggetto di massicci e costosi interventi di sistemazione, si trova colpevolmente ostruito da alberi e arbusti che ne compromettono la funzionalità idraulica.
Perché spendere e investire il denaro dei cittadini per poi lasciare che tutto vada in malora?
È l’ennesima dimostrazione di una gestione miope e di facciata: questa Amministrazione si dimostra incapace di comprendere che la riqualificazione di un’opera pubblica non termina con il taglio del nastro, ma comincia con la sua manutenzione quotidiana. Inaugurare interventi per poi abbandonarli al degrado significa sminuire il valore dei finanziamenti ottenuti, svilire il decoro urbano e mortificare il nostro patrimonio.
Tale abbandono rappresenta il peggior biglietto da visita possibile per una città che aspira a vivere di accoglienza e bellezza. Il tanto decantato modello di una “Todi come Positano”, più volte sventolato dall’attuale Sindaco, si rivela nella sostanza del tutto fallimentare: non si costruisce un’offerta turistica di livello internazionale coprendo i monumenti di erbacce e lasciando i percorsi ufficiali nell’incuria.
E così, mentre nuovi alberi crescono incontrollati sulla porta della Valle e in attesa che una piena al Fosso delle Lucrezie crei seri problemi, il solerte responsabile delle manutenzioni del Comune di Todi preferisce vestirsi da legionario romano. Un paradosso che costituisce un’ironia amara: proprio quei legionari che costruirono i monumenti che oggi lui dovrebbe tutelare subiscono l’affronto di vederli soffocare dall’incuria.
Chi non rispetta la storia, il decoro e la sicurezza di Todi dimostra una totale inadeguatezza nell’amministrarla: è tempo di restituire dignità e vera programmazione alla nostra città.










