La Usl 2 propende per il nome di uno scienziato, Pdl e Ft di Todi vogliono madre Speranza, il Vescovo ignora l'indicazione del proprietario della struttura e rilancia con San Benedetto e Papa Wojtyła
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Ai tempi dei romani, per tener buona la plebe, si organizzavano i giochi al circo; nel novecento nei paesi iberici si teneva il popolo calmo con le famose tre F: fame, football e fede.
In Umbria si cercano di nascondere i veri problemi tirando ancora in ballo i Santi, dimentichi anche del detto “gioca coi fanti e lascia stare i Santi” che significa, per le genti umbre, l’espressione di un profondo rispetto religioso ed il fastidio quando i santi (cattolici o laici) vengono usati come “bandierine”.

Al primo accenno del nome da dare all’Ospedale di Pantalla di Todi, che poi il nome ce lo ha già bello stampigliato sulla facciata “ Ospedale della media valle del Tevere” e che tutt’al più sarebbe destinato ad arricchire la carta intestata, s’è scatenata la bagarre con contorno di gaffe.
Il Direttore Generale della Usl 2 aveva parlato, nella conferenza stampa di presentazione, di intestare l’Ospedale ad uno scienziato famoso da scegliere.
Da Todi la maggioranza al governo della Città che ospita sul suo territorio il nuovo nosocomio ha subito rilanciato col nome di “Madre Speranza”.

Ora, in occasione della benedizione religiosa della struttura, ci si è messo anche l’arcivescovo Mons. Giovanni Marra, Amministratore Apostolico della Diocesi di Orvieto-Todi.
Marra, accolto dalla Presidente della Regione Catiuscia  Marini e dal Direttore Generale dell’Asl 2, Giuseppe Legato, prima di benedire la nuova struttura, che tra l’altro possiede  un’ampia e funzionale Cappella, ha rivolto un breve indirizzo di saluto nel corso del quale ha auspicato “che, alla già definita denominazione geografica dell’ospedale “Media Valle del Tevere”, venga anche dato un nome carico di valenza morale e spirituale, secondo una comune tradizione.

Si era parlato, tempo fa, di attribuire all’ospedale il nome di “san Benedetto da Norcia”, di origine umbra, fondatore del monachesimo occidentale e patrono d’Europa. Di recente è stato segnalato il nome di “Madre Speranza”, fondatrice della grande opera dell’ Amore Misericordioso della vicina Collevalenza.
Ultimamente è emerso anche il nome del Beato Giovanni Paolo II che le popolazioni della Valle del Tevere hanno conosciuto personalmente avendo attraversato più volte la Valle del Tevere per visitare Perugia, Assisi, Terni, Collevalenza, Todi e Orvieto.
Su questi  tre nomi, tutti pienamente validi, si potrebbe chiedere il parere delle popolazioni interessate della Media Valle del Tevere con l’auspicio che tutto si svolga serenamente e Gioiosamente e, se possibile, sollecitamente
.”

Forse male informato, il prelato s’è del tutto dimenticato che esiste, anche se ancor non precisata, una candidatura laica e la partita del nome, meglio sarebbe – proprio perché una questione banale ha assunto il valore di una sfida – non si giocasse a scapito di quella sulla funzionalità del nuovo nosocomio.

D’altronde le questioni “nominalistiche” in sanità tuderte ci sono state già più di quarant’anni fa e furono risolte, dagli allora maggiorenti della città, in modo molto elegante e diplomatico tenendo sempre presente che per la gente comune “ si va all’ospedale di….(nome del luogo ove sta la struttura a meno che sul posto non ve ne siano due)”.
Negli anni fine ’60 con la creazione degli Enti Ospedalieri, l’allora opera pia Ospedale (non aveva altra indicazione) fu scorporata dalle Istituzioni Riunite di Beneficenza e si trattò di dare un nome al nuovo ente.
L’ultimo attribuito all’ospedale era un “Umberto 1°”, divenuto antistorico, ma che nessuno si sognò di rimuovere dalla facciata.
D’altronde sulla facciata campeggia ancora, corroso dal tempo, lo stemma dell’antico proprietario della struttura la "Congregazione di Carità" con l’aquila tuderte.

Il moderno ospedale aveva però alle sue origini un luogo di cura che, proprio per questo, nei tempi antichi veniva chiamato “ospedale degli infermi” per distinguerlo da altri luoghi dove ci si poteva riposare, ad esempio l’ospedale dei pellegrini.
Insomma a quel tempo il termine ospedale non era ancora diventato il sinonimo di luogo ove si ricevono cure medico-chirurgiche e per identificare il luogo ove si svolgeva questa funzione occorreva aggiungere al termine “ospedale” la precisazione “degli infermi”.

E così il nuovo ente ospedaliero si chiamò “Ospedale degli infermi” di Todi, scelta che fu comune in molte parti d’Italia 
Il riferimento alle origini venne ricercato, tuttavia, per trovare il “simbolo” rappresentativo dell’Ospedale e fu scelta la “scala” che ancora campeggia sulla targa affissa sulla facciata del vecchio nosocomio, sormontata da una croce.
Era il ricordo del nome originario “ Santa Caterina della Scala” quando a Todi di “ospedali” ce ne erano molti.
Per una sorta di “par condicio”,  poi, nei timbri ufficiali dell’ente sparì la croce e rimase la scala.
Ma
a Todi e dintorni si seguitava a dire: “ vado all’ospedale di Todi”.

C’è da scommettere che le genti ora diranno: vado all’ospedale di Pantalla e si preoccuperanno se lì troveranno validi fanti, perché al loro rapporto coi Santi ci pensano da soli, magari soffermandosi nell’ampia Cappella del nosocomio. 

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