Per il senatore si priva anche chi ha lavorato per trentacinque o quarant’anni di quanto si è regolarmente garantito con i contributi.
Poi anche un’accusa di “tradimento” perché, ai tempi della riforma di Lamberto Dini nel ’95, quando si stabilì che l’aumento dell’età pensionabile venisse messo in correlazione con l’aumento dell’aspettativa di vita, il patto era che i redditi da pensione dovessero essere sganciati dall’andamento dei salari ma che, come contropartita, essi venissero protetti mettendoli in correlazione con il potere d’acquisto.
Un potere d’acquisto che, per il senatore, dovrebbe essere calcolato solo sui beni che effettivamente servono ai pensionati: medicine, generi alimentari, bollette escludendo quei beni che servono solo ad abbassare l’indice inflativo generale senza che interessino effettivamente le persone anziane.
Per Baldassarri, infatti, ove i beni primari di cui sopra aumentano del dieci per cento, mentre il tasso inflativo generale la aumenta del due per cento, nel giro di cinque anni, una pensione di mille euro avrà un potere d’acquisto ridotto della metà.
Alla denuncia appello di Baldassarri sembra abbia prestato, in qualche modo, ascolto la Lega, oggi Calderoli porterà la proposta di tagliare le pensioni più alte. «Andiamo a toccare le pensioni dai 6-7mila euro in su e non quelle da 1.400.
L’anno scorso abbiamo tagliato con un contributo di solidarietà dal 5 al 10% gli stipendi al di sopra dei 150mila euro e non è detto che lo stesso contributo di solidarietà non si possa chiedere alle pensioni con 90mila o 150mila euro all’anno», ha chiarito il ministro della Semplificazione.










