“Con la riapertura della chiesa di Pian di San Martino la comunità cristiana locale si
impegna ad un rinnovato cammino e animata dalle tre virtù teologali – fede, speranza e
carità- confida in Dio e va avanti fiduciosa”.
Lo ha detto, domenica 18, l’arcivescovo mons. Marra, Amministratore Apostolico della diocesi di Orvieto-Todi accolto dal parroco don Alessandro Fortunati, dal Consiglio pastorale, dal sindaco di Todi avv. Ruggiano e dalle altre autorità locali.
Subito dopo, preceduti dalla Banda di Pian di San Martino, processionalmente, hanno raggiunto il tempio gremito di fedeli mentre la Schola diretta dal M° Marco Venturi ha intonato l’inno d’ingresso “Chiesa di Dio/ popolo in festa/ alleluia, alleluia/ Chiesa di Dio, popolo in festa/ canta di gioia, il Signore è con te!”.
Dopo la benedizione dell’acqua e l’aspersione, il canto del Kirie, del Gloria e la recita della Colletta, è stata proclamata la Parola.
All’omelia, mons. Marra, ispirato dal brano di Neemia, ha invitato ad essere nella gioia
perché una Chiesa che riapre al culto è segno di risveglio, di rinascita, di volontà di
riprendere un cammino.
Con riferimento, poi, al Vangelo laddove nel brano del dialogo tra Gesù e la samaritana si parla del luogo dell’adorazione dell’unico Dio (per i samaritani il luogo è il monte Garizim, per gli ebrei è il tempio di Gerusalemme, per i cristiani è la Chiesa), ha colto la distinzione e il legame tra Chiesa ‘edificio’ e Chiesa ‘mistero’: “Come infatti la famiglia ha bisogno di una casa dove abitare – ha detto l’arcivescovo – così la Comunità cristiana necessita di un luogo dove potersi incontrare”.
E la Chiesa – ha affermato con forza – è quella che deriva da Cristo e dagli apostoli ed ha fatto riferimento ad illecite consacrazioni episcopali avvenute fuori della Chiesa; portando l’esempio su se stesso ha spiegato cosa è la continuità apostolica: “io – ha detto – sono stato consacrato dal card. Poletti, il card. Poletti è stato ordinato dal suo predecessore vescovo e così via; se torniamo indietro troveremo come alle origini ci siano gli Apostoli, e questa è la vera Chiesa”.
Dopo la recita del Credo, quella delle litanie dei santi e la deposizione delle reliquie
nell’Altare sono iniziate le preghiere di dedicazione e le unzioni, unzione dell’Altare, delle
pareti e delle 12 croci che simboleggiano i dodici Apostoli mentre la Schola intonava “O
fiamma viva d’amore che soave ferisci…”. A seguire l’incensazione dell’Altare e delle pareti della chiesa, l’illuminazione della Chiesa, dell’Altare e la sua preparazione con tovaglia, croce, candelieri e fiori.
Terminati, così, i riti di consacrazione hanno avuto inizio la liturgia eucaristica con la
presentazione dei doni e l’orazione sulle offerte, i riti di comunione, la solenne reposizione del santissimo Sacramento, l’orazione dopo la comunione e i riti di conclusione con la solenne benedizione impartita dall’arcivescovo mons. Marra.











