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Ci sono quasi 100 milioni di risorse complessive nel triennio ( 2011 – 2013) che vanno spesi per azioni di politica attiva del lavoro in Umbria 
cisl
Il Segretario generale della Cisl dell’Umbria,Claudio Ricciarelli, sollecita la concreta attuazione delle misure per il lavoro.
“Il Piano per il lavoro adottato dal Governo regionale, condiviso con le parti sociali e approvato dal Consiglio regionale da oltre tre mesi ha bisogno – scrive Ricciarelli – di essere attuato concretamente!
Ci sono quasi 100 milioni di risorse complessive nel triennio ( 2011 – 2013) che vanno spesi –se non ora quando!- per azioni di politica attiva del lavoro a partire dalle priorità e criticità che si chiamano: disoccupazione giovanile scolarizzata, diffuso precariato, basso tasso di occupazione femminile.
Sono queste criticità rispetto alle quali l’Umbria detiene dei tristi primati rispetto alle regioni del Centro Nord del Paese.
Nel Piano annuale per il lavoro sono previste azioni specifiche per affrontare queste criticità, ma ad oggi, se si fa eccezione per l’azione recentemente attivata relativa ai “percorsi formativi integrati rivolti allo sviluppo di competenza per alcuni settori di interesse regionali” quali la green economy, la meccatronica, il turismo e la cultura, nulla ancora si è fatto di concreto.
La Cisl dell’Umbria chiede con forza che venga sbloccata questa fase di immobilismo sulle politiche per il lavoro e che il nuovo Assessore regionale per il lavoro dia concretamente seguito a quanto condiviso dalle parti sociali con il precedente assessorato in materia di politiche attive per il lavoro.
In particolare la Cisl dell’Umbria chiede di attivare urgentemente le seguenti azioni previste dal Piano per il Lavoro:
Aiuti e incentivi alle imprese per la stabilizzazione occupazionale degli oltre 40 mila lavoratori/trici precari/e, in maggioranza giovani, assicurando loro anche la possibilità di avere dei vaucher formativi per sostenere i costi di formazione professionale mirati a irrobustire la propria professionalità e facilitare anche per questa via una loro prospettiva di stabilizzazione occupazionale;
Assegni di ricerca e/o borse di lavoro per l’inserimento al lavoro di giovani laureati e diplomati anche valorizzando l’istituto del nuovo apprendistato.
In Umbria i giovani da 15 a 35 anni sono oltre 200 mila, pari alle persone anziane con più di 65 anni, ma purtroppo hanno molto meno attenzioni e/o si ritrovano, per oltre 1/3 di loro, ancora disoccupati e un altro terzo con lavoro precario.
Promuovere incentivi al part time femminile attraverso aiuti alle imprese e alle lavoratrici che trasformano, su base volontaria, rapporti di lavoro full time con la contestuale assunzione part time di una donna disoccupata. Può essere, questa azione, utile a diffondere il part time, aumentare il tasso di occupazione femminile, facilitare la conciliazione di orari e tempi di lavoro con le esigenze di vita delle famiglie con figli.
Prevedere, sulla base delle intese nazionali, la proroga della Cig in deroga anche per il 2012 stante, purtroppo, il perdurare della grave crisi economia che si prospetterà anche per il prossimo anno e la necessità, quindi, di garantire un sostegno al reddito per tutte quelle persone coinvolte dalla crisi di piccole imprese, anche mettendo a leva, a tale scopo, il ruolo degli Enti bilaterali e irrobustendo le azioni già in atto di politica attiva del lavoro mirate alla collocazione e/o ricollocazione lavorativa delle persone coinvolte dalla crisi.”
 
Si tratta, infine, per la Cisl, di:
a)        Provvedere, da parte dell’Assessorato, alla redifinizione dei criteri di accreditamento e autorizzazione regionale delle agenzie formative al fine di qualificare e specializzare, anche per questa via, le azioni di formazione professionale regionale.
b)        Accelerare, da parte della 3° Commissione consiliare del Consiglio regionale, la discussione e l’approvazione del ddL (fermo da oltre 3 mesi in Commissione), relativo alla regolazione dei servizi per l’impiego privati al fine di irrobustire e qualificare, con esso, la rete regionale dei servizi per l’impiego accanto al ruolo dei Centri per l’Impiego pubblici, magari meglio decentrati sul territorio.

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