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Mentre in Italia la classe media è "carne da macello" depredata da ogni parte, nei paesi latino americani la crescita dei redditi di tale classe e la riduzione delle diseguaglianze sta trascinando l'economia ad alti tassi di crescita.
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Il codacons ha calcolato che i redditi della classe media italiana sono scesi in termini di potere d’acquisto del 39,7% in dieci anni..
L’allarme, reale, è però tardivo perchè gia nel 2008 un’organizzazione molto più prestigiosa, l’OCSE, aveva denunciato che in Italia i ricchi erano sempre più ricchi, mentre la classe media andava assottigliandosi ( molti della ex classe media erano scesi di uno o più gradini) e si manifestavano disparità economiche e sociali sempre più marcate.

L’Italia era tra i paesi dell’Ocse dove la differenza di reddito tra ricchi e poveri era più ampia. Tra i 30 stati membri dell’Organizzazione, la disuguaglianza era maggiore solo in cinque paesi (Messico, dove le differenze erano in assoluto maggiori, Turchia, Portogallo, Usa e Polonia).
Tra i paesi del G7 l’Italia era seconda solo agli Stati Uniti, per l’Italia un coefficiente di disuguaglianza dei redditi pari 0,35 circa, mentre gli Stati Uniti erano a 0,38.
All’opposto Danimarca, Svezia e Lussemburgo, dove le distanze erano meno profonde.

"La disuguaglianza di reddito
” si leggeva nel rapporto “è cresciuta significativamente dal 2000 in Canada, Germania, Norvegia, Stati Uniti, Italia e Finlandia, mentre è diminuita in Gran Bretagna, Messico, Grecia ed Australia”.
La disparità è aumentata in due terzi dei paesi che fanno parte dell’organizzazione, spiegava l’Ocse, e questo è avvenuto “perché le famiglie ricche hanno raggiunto risultati particolarmente positivi rispetto alla classe media e alle famiglie che si trovano ai livelli più bassi della scala sociale”.

L’Ocse definiva l’Italia come un paese in cui le differenze di reddito erano particolarmente ampie: i salari di livello basso erano nell’importo estremamente ridotti mentre i ricchi avevano standard di vita più elevati rispetto a paesi, come la Germania, dove invece le differenze di reddito erano più limitate e dove i salari minimi erano più alti..

Che la compressione nei redditi e nel numero della classe media sia la spiegazione delle crisi, al di là di quanto andiamo affermando da tempo prendendo sputo da analisi molto più prestigiose ed approfondite delle nostre (Bill Gross, “Quando i ricchi diventano sempre più ricchi e la classe media fatica ad arrivare alla fine del mese, il sistema scoppia”), ora dovrebbe essere chiaro anche a chi si ostina da decenni, sull’onda delle idee assurte a religione ai tempi di Reagan e Thatcher, a somministrare medicine amare, inefficaci e soprattutto controproducenti che prolungano solo quell’agonia reversibile solo che si ammetta che “sbagliare è umano, ma proseguire nell’errore è diabolico”.

Infatti, mentre Stati Uniti ed Europa si scontrano con profonde crisi, che poi toccano anche i ricchi – non nei consumi ma nei soldi congelati nella speculazione di borsa –con una crescente disuguaglianza dei redditi ed una stagnazione dei salari della classe media, in America Latina si verifica l’opposto, anche in quel Messico che era ancora nel 2008 ai più alti livelli di disuguaglianza, anche se dal 2000 aveva iniziato una costante discesa

Secondo uno studio di José Juan Ruiz, un economista di primo piano del Gruppo Santander SA, durante l’ultima decade, circa 69 milioni di latinoamericani sono ascesi nella scala salariale, un gruppo che adesso rappresenta il 51% della popolazione nelle maggiori economie della regione, rispetto al 41% nel 2001.
Uno studio diffuso quest’anno dalla Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi ha concluso che decine di milioni di persone sono entrate a far parte della classe media negli ultimi 20 anni. Questo ha generato "una notevole espansione del mercato dei consumi" grazie alla crescita economica, un maggiore accesso all’educazione e la diminuzione del tasso di natalità.

Milioni di latinoamericani- lavoratori edili, cuochi, segretarie e piccoli imprenditori- hanno comprato, nell’ultima decade, il loro lasciapassare per i consumi.
Secondo l’azienda di indagini di mercato Data Popular, circa otto milioni di brasiliani hanno viaggiato in aereo per la prima volta negli ultimi 12 mesi.
La quantità di carte di credito in circolazione in Messico è quadruplicata negli ultimi dieci anni raggiungendo i 24 milioni
.
Secondo il consulente peruviano Juan Infante, i consumatori della classe media, hanno convertito i caotici 40 blocchi di negozi del distretto di Gamarra, nel centro di Lima, in un punto nevralgico del commercio al dettaglio, con redditi annui stimati in US$ 1.500 milioni.
La crescita della classe media coincide con una solida espansione dell’America Latina che ha spinto il reddito pro capite.
Secondo dati delle Nazioni Unite, il tasso di povertà regionale, o la percentuale della popolazione che non può far fronte alle sue necessità basilari, si è ridotta dal 44% nel 2002 al 32% nel 2010.
La classe media beneficia di un solido periodo di crescita economica, congiuntamente a programmi sociali più energici ed una maggiore attenzione per l’educazione.
E’ l’esatto contrario di quel che accade in Italia, lo capiranno anche alla Bocconi ed a palazzo Chigi dove giunge anche qualche parola di quel che si sussurra, sull’argomento, nei palazzi vaticani?

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